Gioco
Marcucci sulla scena del Lem il ritorno del tecno-riformista
LIVORNO. Quei due tizi nella prima fila delle poltroncine nel salone della Fondazione Lem parlottano fitto fitto mentre decolla il convegno su porti e logistica. L’uno è l’ex sindaco Gianfranco...
LIVORNO. Quei due tizi nella prima fila delle poltroncine nel salone della Fondazione Lem parlottano fitto fitto mentre decolla il convegno su porti e logistica. L’uno è l’ex sindaco Gianfranco Lamberti (che ora è consigliere comunale della lista civica Confronto), l’altro è l’ex presidente dell’Authority Nereo Marcucci (del quale è stato appena annunciato che a fine anno lascerà lo stato maggiore di Contship ma ancora oggi è il numero due nazionale di Assologistica che raggruppa l’imprenditoria privata del settore).
A dire il vero, è soprattutto Lamberti che parla e Marcucci che ascolta. Fra i due grandi duellanti che se le dettero di santa ragione a cavallo fra la seconda metà degli anni ’90 e l’inizio del decennio successivo, siamo alle prove tecniche di feeling ritrovato?
Lamberti insiste, insiste e poi insiste per avere Marcucci al convegno di domani con Bruno Tabacci, l’assessore-simbolo del moderatismo perbene dentro la giunta rosso-arancione di Pisapia a Milano: ci sarà il governatore Rossi.
Nella hall, Marcucci incrocia anche Roberto Piccini (ora alla Porto Livorno 2000) e Giuliano Gallanti (ora a Palazzo Rosciano sulla poltronissima che fu sua), ma anche Maurizio Strazzullo (che era alla guida dei metalmeccanici Cmf quando Marcucci era il leader maximo della Cgil), e poi Vladimiro Mannocci (una vita fra Filt e portuali).
È il D-day del rientro del ragionier Marcucci sul palcoscenico livornese, dopo tanto tempo. Logico che al Lem ogni capannello, ogni colloquio – a tu per tu ma sotto gli occhi di cento persone – sia diventato l’occasione per far partire la roulette delle ipotesi. Inutile dire che, in un paesone come Livorno che spesso non alza lo sguardo oltre il perimetro del proprio ombelico, tutto questo coincida con un ritorno di Marcucci alla politica locale come burattinaio se non protagonista in prima persona. «Per favore, – dice lui al cronista che lo tampina – vuol capirlo che questo tipo di futuro non fa al caso mio e, se devo dirla tutta, nemmeno mi interessa?».
Difficile credere però che Marcucci si metta a giocare alla playstation. Chissà se il futuro potrebbe essere nel know how maturato in questi anni. Magari nel segno del tecno-riformismo filo-montiano (quanti apprezzamenti al premier nel suo intervento!): con il piglio di manager più che di capopopolo, che l’ha contraddistinto. Magari in una qualche think tank di strateghi: che dietro le quinte costruiscano la portualità italiana che verrà. (m.z.)
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