La protesta
Bacino in degrado, crolla il portellone
L’Authority: colpa della libecciata. I riparatori puntano il dito contro Palazzo Rosciano e Azimut: no, la causa è l’incuria
LIVORNO. Il degrado del bacino grande in muratura ha fatto un altro passo in avanti: ha ceduto la barca-porta, cioè il grande portellone che chiude la "bocca" del bacino per permettere eventualmente di togliere l'acqua e mettere dunque in secca la nave. L'Authority conferma l'incidente ma tende a ridimensionarne la portata: ha ceduto il cavo che serve ad alzare o abbassare la barca-porta, così che essendo incernierata in basso essa ha finito per adagiarsi sul fondale. A segnalare l'accaduto – spiegano dall'Autorità Portuale – sono stati l'Avvisatore Marittimo e l'azienda Azimut.
A giudizio dei tecnici di Palazzo Rosciano, sede dell'istituzione portuale, tutto nasce per il mix di due fattori: da un lato, il bacino non era vuoto e dunque l'azione del mare non premeva dall'esterno per bloccarlo chiuso; dall'altro, la libecciata di domenica ha sbatacchiato il portellone finché il cavo si è rotto. Ma l'Authority tiene a precisare che «era già previsto che avremmo sottoposto a manutenzione la barca-porta: adesso dobbiamo toglierlo dalle cerniere, tirarlo su e sottoporlo alle revisioni del caso».
E' di tutt'altro avviso la società Gestione Bacini che raggruppa una galassia di imprese di riparazioni navali ( «le cattive condizioni del meteo locale c'entrano però ben poco»). Tutta colpa semmai – sbotta – dell'«incuria che per anni ne ha colpevolmente trascurato la benché minima opera di manutenzione». E per questo stato di abbandono che ha lasciato il portellone «in balia dell'usura degli agenti atmosferici e dell'inevitabile trascorrere del tempo», il fronte dei riparatori punta il dito contro due soggetti: l'uno è la società Azimut Benetti che «ha beneficiato dell'affido del citato bacino lungo questi ultimi anni» e ha peccato di «immobilismo»; l'altro è l'Autorità Portuale per il «mancato intervento» in qualità di affidataria.
È qualcosa di più di una accusa generica. La Gestione Bacini accusa l’Authority di aver «completamente ignorato» la segnalazione di «potenziale pericolo»: una «nostra società» operante sul bacino galleggiante aveva notato che «la porta attigua del bacino in muratura si muoveva in modo anomalo e pericoloso». Il pool dei riparatori racconta che «alcuni mesi fa» la cosa venne riferita a Palazzo Rosciano in tandem con l’offerta di «una nostra società» di «provvedere quanto prima all'espletamento dei lavori necessari al ripristino del cavo e del verricello».
La Gestione Bacini dice che, in conseguenza di tutto questo, «per conto della stessa Authority abbiamo effettuato un lavoro di smontaggio dei portelli che avrebbe dovuto costituire il preludio al ripristino della porta». E invece poi non c’è stata nessuna manutenzione: «Con i buoi ormai scappati dal recinto – afferma Fiorillo – adesso per ripristinare l'area sarà necessario un enorme spreco di soldi pubblici».
Ma l'attacco della Gestione Bacini spa non finisce qui: sono ko pure »quelle pompe che, di fronte a una emergenza come questa, sarebbero risultate particolarmente utili».
Fiorillo ricorda di aver presentato a più riprese un piano industriale per un polo di riparazioni navali «che fosse compatibile con la realtà portuale attiva sul territorio, sia presente che futura»: traghetti e navi da crociera. oltre che megayacht, che «non avrebbero impatto ambientale e visivo» sulle attività di Azimut. Una prospettiva che vale 300 posti di lavoro da raddoppiare a pieno regime. Tutto fermo, e intanto in 4 anni si è avuta una «perdita di fatturato pari a 100 milioni di euro»...(m.z.)
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