Addio “Buricchio” anima della Venezia
Folla ai funerali di Mauro Vivaldi, volto noto del Palio Ex portuale, si è spento a 65 anni per una malattia
LIVORNO. Il suo fischio era inconfondibile. Il fischio che a ogni gara, a ogni allenamento - come ricorda Angelo Lorenzini - partiva dalla gabbianella del Venezia per incitare o richiamare i vogatori del gozzo rossobianco. Mauro Vivaldi, cantiniere e dirigente della sezione nautica del “cavallino rosso”, si è spento sabato all'età di 65 anni.
Fratello della consigliera comunale del Pd, Marina, era conosciutissimo in città, non solo per il suo impegno nel mondo del Palio marinaro. Lo ripete il vicepresidente del Venezia, Emiliano Fanelli, che a lui era legato da moltissimi anni. «Buricchio – racconta – non era il Venezia: era La Venezia».
Già, “Buricchio”. Perché nel quartiere dei canali e in porto - dove ha lavorato per una vita come dipendente della Compagnia – Mauro Vivaldi era conosciuto soprattutto come “il Buro” o “Buricchio”. La sorella racconta che quel nomignolo gli era stato affibbiato ai tempi della scuola, «quanto non è che avesse chissà quanta voglia di studiare: stava per “burro”, ciuchino». Ma basta chiedere agli storici del rione per scoprire mille aneddoti diversi. Di certo c’è che la sua famiglia, in questo angolo di Livorno, non ha bisogno di presentazioni: il padre Canzio, conosciuto nel mondo del Paliocome "Pecchio", tra una strada e l'altra della Venezia veniva chiamato addirittura "il Doge". Si narra che fosse venuto alla luce nel palazzotto di Tura, l’isolotto sul canale, sede della società biancorossa.
A portarsi via Mauro, nato nell’agosto del 1947, è stata una lunga malattia che negli ultimi mesi non gli ha impedito di seguire le gare e dare una mano al bancone di Effetto Venezia. A salutarlo per l’ultima volta, ieri mattina alla camera mortuaria, sono arrivati a centinaia: dirigenti delle diverse sezioni nautiche, vogatori del Venezia e non solo, consiglieri comunali, anime del rione come Otello Chelli. Poi segretari di partito, vertici sia della Compagnia che della Porto di Livorno 2000. Ex portuali, come Roberto Terreni, che racconta di quando «eravamo precari anche noi e facevamo parte di quegli 800 giovani dell’articolo 100 che aspettavano di diventare soci della Compagnia».
Tutti si sono stretti intorno alla sua Dilva e ai figli Claudio e Michela. In tarda mattinata “Buricchio” è stato trasportato al cimitero dei Lupi per l’ultimo abbraccio.
GUARDA IL VIDEO
E LASCIA IL TUO RICORDO
WWW.ILTIRRENO.IT
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
