Sicurezza
Per il crac della cioccolata cinque vanno a processo
Rinviati a giudizio gli ex proprietari del magazzino Alpe e gli attuali gestori L’accusa è quella di bancarotta fraudolenta. Prima udienza a febbraio
LIVORNO. In cinque andranno a processo con l’accusa di bancarotta fraudolenta per il “crac della cioccolata”. Così ha deciso ieri mattina il giudice per l’udienza preliminare Giovanni Zucconi costretto, tra l’altro, ad interrompere il dibattimento tra le parti per permettere al pubblico ministero Massimo Mannucci di leggere le memorie difensive depositate alla fine delle indagini preliminari da uno degli avvocati degli indagati.
Al centro dell’inchiesta, condotta dalla guardia di Finanza a partire dal maggio del 2011, i passaggi di gestione e proprietà dell’ex Magazzino Alpe, storico negozio di dolciumi al numero 5 e 7 di via della Pina d’Oro nato a metà degli anni Sessanta e che ora si chiama “Dolci sogni”.
Ad insospettire gli investigatori – come si legge nel capo d’imputazione «l’occultamento dei libri contabili che non ha reso possibile la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari. Nonché per aver distratto dal patrimonio del Magazzino Alpe srl, società dichiarata fallita dal tribunale di Livorno il 4 ottobre 2010, i beni aziendali contenuti nell’esercizio commerciale».
In particolare quello su cui hanno cercato di far luce gli inquirenti è la cessione da parte dei vecchi proprietari: Maria Luisa Andreini, 67 anni, e di suo figlio Adriano Ferrarini, 39, delle loro quote della Magazzino Alpe srl alla società Engineering Consulting per poi costituire – sempre secondo la ricostruzione del pubblico ministero – una nuova società, la Dolci sogni sas che come amministratori Elisabetta Morelli, 50 anni e Paolo Morelli, 23 anni, anche loro rinviati a giudizio.
Un raggiro – secondo la Procura – fatto per intestare «fittiziamente all’Agate e alla Morelli fecendoli risultare rispettivamente socio accomodatario e socio accomodante», anche se la nuova società «aveva sede nei locali della stessa srl Magazzino Alpe dove gli ex proprietari continuavano a svolgere la medesima attività commerciale figurando come dipendenti».
Ma la figura più controversa della vicenda è senza dubbio l’imprenditrice romana Assia Gilardi, 42 anni. La donna figurava come l'amministratrice unica della Magazzino Alpe srl, venduta nel maggio 2010 dalla famiglia livornese dei Ferrarini alla Engineering Consulting srl. La Gilardi, arrestata a gennaio, è infatti un'imprenditrice molto attiva: ha cariche di amministratrice unica, liquidatore e altre in una cinquantina di società tra Roma, Viterbo, Civitavecchia, Foggia e così via.
L'attenzione degli investigatori della Guardia di finanza s'è concentrata su di lei anche per la vasta attività che la donna d'affari sembra gestire sulla quale sono stati fatti altri accertamenti.
Adesso la battaglia si sposta al dibattimento davanti al collegio. La prima udienza è fissata per il prossimo 6 di febbraio dove per il proscioglimento di alcuni indagati potrebbe bastare agli avvocati presentare il no del tribunale civile al fallimento della società Dolci sogni sas.
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