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Livorno

«Maxi condanne per la truffa al Comune»

«Maxi condanne per la truffa al Comune»

Le richieste del pm al processo ai tre dipendenti: cartellino timbrato anche se uno non era in ufficio

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LIVORNO. La sorpresa arriva nel tardo pomeriggio quando il pubblico ministero Massimo Mannucci, al termine di una lunga requisitoria, chiede le condanne per i tre dipendenti comunali rimasti coinvolti nella presunta truffa ai danni del Comune.

«Dieci mesi per Riccardo Stefanini», accusato di peculato per aver usato l’auto di servizio per andare in piscina e tre mesi in più per Giovanna Nenci, 54 anni, e Cristina Licheri, 50, le due dipendenti imputate con il collega per truffa in concorso perché lo avrebbero coperto timbrando al suo posto il cartellino».

Troppo tardi però per le repliche del difensore delle due donne, l’avvocato Marco Talini. Per questo i giudici hanno rinviato il processo al prossimo 28 novembre quando è attesa anche la sentenza. «Ritengo che il pm – spiega il legale – abbia fatto le proprie valutazioni ma gli argomenti utilizzati siano confutabili».

Agli atti dell’inchiesta ci sono le foto scattate dai carabinieri tra il marzo e il maggio 2009 nelle quali si vede Riccardo Stefanini, 53 anni, raggiungere in almeno quattro occasioni la piscina comunale a bordo dell'auto di servizio, una Fiat Panda oppure un Land Cruiser, quando - secondo l'accusa - sarebbe dovuto essere in Comune dove lavora all'ufficio della Protezione civile.

In effetti Stefanini risultava presente. Come? Merito - sono certi di dimostrare gli inquirenti - di due complici, anche loro assunte in Comune, che avrebbero timbrato il cartellino del collega dopo la sua reale uscita dagli uffici.

Tanto che in una di queste occasioni, il cinquantatrenne è stato anche fermato e identificato dai militari. È incrociando questi dati che il pubblico ministero Massimo Mannucci, che ha condotto le indagini, ha formulato il secondo capo d'imputazione, quello appunto di truffa aggravata in concorso per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

«Per quello che riguarda l'accusa di peculato non contestiamo il fatto storico, ma siamo convinti di poter dimostrare che il dipendente era autorizzato ad usare la macchina di servizio», ha sempre ripetuto il legale di Stefanini l’avvocato Nicoletta Ricci.

Dagli atti, poi, emergerebbero i riscontri che in almeno tre occasioni (23, 27 e 30 marzo 2009) le due dipendenti avrebbero strisciato il cartellino del collega quando quest'ultimo si era già allontanato dal posto di lavoro. Al centro dello scontro durante il dibattimento sono finite le macchinette segnatempo. Adesso toccherà ai giudici mettere la parola fine su questo processo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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