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Discarica, respinto il ricorso del comitato

Discarica, respinto il ricorso del comitato

Il tribunale civile ripete il no alla sospensione urgente dei lavori (l’impianto, oggi, è comunque sotto sequestro) e definisce «attendibile ed esaustiva» l’ultima perizia che scongiura danni al Limoncino

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di Juna Goti

LIVORNO. Il tribunale civile di via De Larderel ha messo la parola fine al ricorso d’urgenza presentato due anni fa dai 24 frontisti di via del Limoncino che avevano chiesto di sospendere, in via d’urgenza, i lavori per la realizzazione della discarica, oggi sotto sequestro, di Bellabarba.

Lo avevano chiesto «a tutela del diritto alla salute e al godimento dei propri beni», evidenziando una serie di pericoli legati alla tipologia dei rifiuti, alla non idoneità dell’area («soggetta a frane, con pericolo per l’integrità della falda acquifera»), alla salvaguardia dei propri beni.

Il giudice Emilia Grassi, nell’estate dello scorso anno, aveva già respinto il ricorso d’urgenza e i legali dei frontisti avevano fatto reclamo. Ora il tribunale ribadisce quanto espresso da Grassi e condanna gli esponenti del comitato anti-discarica a pagare le spese legali.

In sostanza con l’ordinanza appena firmata, il giudice Nicoletta Marino ha considerato «attendibile ed esaustivo» il lavoro del Ctu, il geologo Luciano Sergiampietri, che nella sua relazione «ha escluso la possibilità che pericoli di danno alle proprietà possano derivare da rischi relativi alla franosità dell’area, alla vulnerabilità idrogeologica, alla pericolosità sismica». Il tribunale ha quindi rigettato il reclamo, mentre va avanti il procedimento per capire se la strada che porta all’impianto sia pubblica o privata.

Chissà, poi, come e se la perizia di Sergiampietri inciderà sul procedimento che va avanti in sede penale.

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