Gioco
Il ricordo di Carlo Pepi
Il critico d'arte ricorda Franco Baroni al quale era legato da un'amicizia ultra decennale
Spettabile Redazione.
Ho avuto grande stima di Franco Baroni sia come persona che come artista. L'ho annoverato a ragion veduta come protagonista
dell'agguerrita schiera degli artisti di avanguardia a Livorno assieme a Mario Nigro, Elio Marchegiani, Bruno Secchi, Ferdinando
Chevrier, Renato Lacquaniti, Renato Spagnoli, J. Mario Berti, Marcello Landi, Piero Monteverde e via via gli altri.
Nell'ambito della mia raccolta, le opere di Baroni hanno un posto di grande rilievo e non ho mai mancato di introdurle nelle
mostre di avanguardia che via via ho realizzato. Anche recentemente un'opera sua dell'inizio degli anni '50 è comparsa nella mostra
che ho realizzato a Chiusa ove comparivano 38 lavori dei maggiori artisti italiani della seconda metà del '900 tra cui ad esempio Balla,
Burri, Fontana, Bonalumi, Castellani... oltre agli altri livornesi sopra citati.
Sono certo che la mia stima e l'impegno che ho profuso verso la sua arte, lo ha gratificato riscattando in parte le tante amarezze subite
a causa dell' incomprensione e il disinteresse del pubblico e della critica.
Anche in occasione della mia ultima visita, domenica scorsa, allorchè era ormai ad un passo dalla dipartita, quando gli ho parlato dei
programmi artistici del prossimo futuro, gli si sono illuminati ancora una volta gli occhi ed ha cercato di farmi capire che vi avrebbe
partecipato. Fino all'ultimo non ha mai inteso arrendersi a quella che era sempre stata la passione della sua vita e che gli ha fatto scrivere
una pagina indelebile per la Storia dell'Arte.
Carlo Pepi, critico d’arte
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