Gioco
Dieci maratone in 10 giorni, la sfida da Guiness di tre amici
Da Como a Londra attraverso dieci Paesi diversi senza fermarsi mai per beneficenza. Raccolti 20mila euro per il reparto di pediatria dell'ospedale di Brighton. L'impresa di due avvocati inglesi e di un agente di viaggio di Livorno
LIVORNO. Ten, ten, ten. Dieci maratone in dieci giorni in dieci paesi diversi. Detta così sembra una rivisitazione impossibile della sfida degli ironmen, gli uomini di ferro che in poche ore macinano 4 chilometri a nuoto, 42 di corsa e 180 in bici. E invece come recitava un vecchio spot dell'Adidas impossibile è davvero soltanto una parola pronunciata da piccoli uomini che trovano più facile vivere nel mondo che gli è stato dato piuttosto che cercare di cambiarlo. Wes Ranger e Joe Hingston, avvocati di Londra, e Nicola Papalini, agente di viaggio livornese che nella city vive da vent'anni, hanno provato a cambiarlo, il mondo. A loro modo. E a loro modo ci sono riusciti. Per trovare finanziamenti per l'unità pediatrica del Brighton Hospital, hanno deciso di sfidare la natura, la medicina, i limiti umani. Sono partiti da Como e sono arrivati fino a Londra. Ogni giorno di corsa, come Forrest Gump. La grande impresa è iniziata giovedì 27 settembre sul lago di Como. Il giorno dopo Lucerna, poi il Liechtenstein, poi Innsbruck, Stoccarda, Lussemburgo, e ancora Eindhoven, Bruxelles, Amiens in Francia e sabato 6 ottobre London, finalmente. 26 punto 2 miglia al giorno, 42 chilometri e 195 metri. Un Garmin come navigatore che segnalava la distanza coperta, la velocità, le indicazioni stradali impostate sui tracciati delle maratone ufficiali di ognuna delle città tagliate in due da questi tre quasi quarantenni che sono finiti anche sulla Bbc e che alla fine di questa folle avventura hanno raccolto 13500 sterline, che supereranno i 16mila pound, cioè i 20mila euro, grazie al gift aid, un contributo delle tasse sulla beneficenza (se si donano 10 sterline, alla fondazione ne arrivano 12.5).
"Sapevamo bene che sarebbe stata una sfida ai limiti dell'umano ma abbiamo deciso di viverla perché c'era un motivo di fondo, l'aiuto all'ospedale in cui uno di noi tre, Wesley Ranger, aveva visto nascere prematuro di 26 settimane uno dei suoi gemelli vedendo però morire la sorellina", racconta Papalini.
Sono partiti in sei da Londra. A bordo di un camper. I tre runner della follia e uno staff formato da un autista, un cameraman e un fisioterapista. Per trovare i loro uomini Papalini, Ranger e Hingston sono andati all'università di Brighton. "Abbiamo messo degli annunci al dipartimento di fisioterapia e a quello di cinema - racconta Papalini -, spiegando cosa volevamo fare, che avremmo rimborsato le spese ma non avremmo pagato il lavoro. E ci sono arrivati una cinquantina di curriculum. Ne abbiamo scelti due che col cugino di Wes hanno composto lo staff. Tutte le spese sono state a nostro carico".
Per portare a termine l'impresa i tre hanno tenuto i tempi alti. "Avevo una media di 3 ore e 15' ma il tempo della 10-10-10 è stato di 4 e 35' - racconta Papalini -. Non potevamo andare al massimo. Abbiamo perso tre, quattro unghie a testa, abbiamo subito l'infiammazione dell'interno coscia e delle ascelle, provato dolori lancinanti alle ginocchia. Ma siamo arrivati in fondo. E non vediamo l'ora di consegnare quell'assegno al Brighton Hospital. Per poi iniziare ad organizzare l'edizione 2013 della ten ten ten".
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