Il Tirreno

Livorno

Pontone Dakota, Piccini sotto inchiesta della Corte dei Conti

di Federico Lazzotti
Pontone Dakota, Piccini sotto inchiesta della Corte dei Conti

ll giudice che ha prosciolto gli ex vertici dell’Autority ha inviato tutto alla magistratura contabile: procedura opaca per l’affitto della chiatta

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LIVORNO. Il reato non c’è, ma lo spreco di denaro pubblico, quello sì: circa un milione di euro buttati a mare per noleggiare tra il 2009 e il 2010 il pontone Dakota, una chiatta galleggiante che doveva servire per facilitare l’ormeggio al molo 54 e che invece non è stata mai utilizzata. Ecco perché gli ex vertici dell’Autorità portuale, a cominciare dall’allora presidente Roberto Piccini, dovranno rispondere del l’ok a quella spesa urgente davanti alla Corte dei Conti. Scrive nelle motivazioni della sentenza il giudice per l’udienza preliminare Giovanni Zucconi che l’11 luglio ha prosciolto dall’accusa di abuso d’ufficio, falso e soppressione di documenti, oltre a Piccini, anche il segretario generale Giorgio Gionfriddo e il dirigente del dipartimento sicurezza Sergio Migheli. «La vicenda che si occupa del noleggio del pontone Dakota, è costellata in più momenti da passaggi che, valutati in un’ottica di trasparenza e di efficienza dell’azione amministrativa, evidenziano profili di allarmanti criticità e che sicuramente meritano la piena attenzione della magistratura contabile, già investita della vicenda e in attesa della definizione del procedimento penale».

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