Gioco
Pontone Dakota, Piccini sotto inchiesta della Corte dei Conti
ll giudice che ha prosciolto gli ex vertici dell’Autority ha inviato tutto alla magistratura contabile: procedura opaca per l’affitto della chiatta
LIVORNO. Il reato non c’è, ma lo spreco di denaro pubblico, quello sì: circa un milione di euro buttati a mare per noleggiare tra il 2009 e il 2010 il pontone Dakota, una chiatta galleggiante che doveva servire per facilitare l’ormeggio al molo 54 e che invece non è stata mai utilizzata. Ecco perché gli ex vertici dell’Autorità portuale, a cominciare dall’allora presidente Roberto Piccini, dovranno rispondere del l’ok a quella spesa urgente davanti alla Corte dei Conti. Scrive nelle motivazioni della sentenza il giudice per l’udienza preliminare Giovanni Zucconi che l’11 luglio ha prosciolto dall’accusa di abuso d’ufficio, falso e soppressione di documenti, oltre a Piccini, anche il segretario generale Giorgio Gionfriddo e il dirigente del dipartimento sicurezza Sergio Migheli. «La vicenda che si occupa del noleggio del pontone Dakota, è costellata in più momenti da passaggi che, valutati in un’ottica di trasparenza e di efficienza dell’azione amministrativa, evidenziano profili di allarmanti criticità e che sicuramente meritano la piena attenzione della magistratura contabile, già investita della vicenda e in attesa della definizione del procedimento penale».
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