Il Tirreno

Livorno

La via Gluck di Coteto Tante foto amarcord per raccontare il rione

La via Gluck di Coteto Tante foto amarcord per raccontare il rione

Le immagini di una Livorno che ormai non c’è più in vetrina per il primo mezzo secolo della parrocchia

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LIVORNO. «Via Toscana, lo sa come me la ricordo? Come uno stradello fra i campi. E al posto dello stradone che ora si immette sull’Aurelia davanti alla caserma dei carabinieri, c’era un campetto di calcio dove venivano a giocare i ragazzi di mezza Livorno: quante sfide con gente come Mauro Lessi che poi ritroverò con la maglia amaranto qualche anno più tardi...». Il fotografo Carlo Casadio ha chiuso il negozio ma non l’album della memoria di «uno che è nato in viale Ugo Conti », e dunque è un po’ la memoria del quartiere. Anzi, il “sindaco” del rione, come dicono scherzando gli amici mentre lui ricorda quando «i buoi del Ghelardi passavano sul viottolo laggiù».

Di sicuro Casadio era “cotetino” prima ancora che Coteto nascesse: e questa era la via Paal (o la via Gluck) per intere generazioni di ragazzini. E ora nella mostra di foto amarcord sul sagrato della chiesa in occasione del 50° anniversario della parrocchia, si vede il suo zampino. Così come quello del figlio Marco (con la passionaccia della reflex pure lui): insieme a Paolo Falleni e a Antonio Antoni hanno guardato nelle loro soffitte e hanno raccolto le immagini offerte da tanti abitanti della zona.

«La Coteto di quando eravamo ragazzini – ricorda Antoni – era soprattutto campi di grano dove andavamo a giocare con la spensieratezza e l’allegria da adolescenti. Con i viottoli che arrivavano alla ferrovia: alla casa del contadino andavamo a comprare le uova. Si sentiva nell’aria l’odore del caffè tostato dal Pieri. E sulla strada che arrivava dal tabaccaio c’era un tale che friggeva un po’ alla buona la patatine: ne compravamo un sacchettino quando avevamo qualche spicciolo in tasca».

«Coteto – rincara Paolo Falleni – me la ricordo con qualche salto nella memoria: io abitavo altrove, ma qui venivo dai parenti, qui è nata mia moglie, qui tornavo in vacanza, qui sono venuto poi ad abitare. Il primo nucleo di Coteto? Le case della Cassa di risparmi all’estremità nord: me le ricordo ancora con la cancellata che poi verrà tolta per dare il ferro alla patria».

Coteto sembra un quartiere nato tutto insieme negli anni ’60 e poi in qualche modo fermato lì. «Ma è un identikit vero solo a metà», dice Falleni: «In anni successivi sono state costruire le case dei portuali in via degli Etruschi e, sull’altro lato della carreggiata, il nuovo complesso delle coop casa, poi oltre il sottopasso c’è un nuovo polo commerciale, al di qua nasceranno nuovi appartamenti. Così come altri fabbricati sono previsti davanti alla caserma dei vigili del fuoco fino ad arrivare al cosiddetto Nuovo Centro. Eppure Coteto invecchia: ci sono 7mila appartamenti ma 4mila sono abitati da una persona sola, in genere anziana. Ora spero che le nuove abitazioni portino coppie giovani ».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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