Il Tirreno

Livorno

«Il nostro è un quartiere unito»

«Il nostro è un quartiere unito»

Il parroco: il senso di solidarietà ci ha fatto crescere come comunità

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LIVORNO. «Quando vado a benedire le case c'è chi dice no grazie eppure anche tanti fra i non-credenti mi consegnano un'offerta per aiutare chi è in difficoltà: qui in Coteto è cresciuto un senso della solidarietà che è il cemento della comunità parrocchiale. Ma va anche al di là del mondo di quanti vengono in chiesa: è il segno di un quartiere che vuol essere comunità». Monsignor Luciano Musi, 73 anni, è al timone della parrocchia di San Giovanni Bosco da un quarto di secolo, dice che «nel quartiere c'è stato un bel risveglio»: da sacerdote si riferisce «al campo liturgico e all'evangelizzazione» ma sottolinea che «questo si vede soprattutto nella dimensione caritativa». Il parroco ricorda che la chiesa di Coteto ha allestito un proprio "banco alimentare": la gente fa la spesa e poi lascia un po’ di pasta, di zucchero o di tonno da dare ai più poveri («e, lo ripeto, lo fanno i parrocchiani ma anche tanti abitanti che non vengono alla messa»).

C'è la Ronda della Carità, dice don Luciano («tutte le sere porta la cena a 70-80 persone senza fissa dimora»). Ci sono «le 3mila persone che assistiamo in un mese» per tanti bisogni urgenti («spesso si tratta di persone che arrivano da fuori, il nostro non è un quartiere-bene ma in genere è costituito da ceto medio, salvo qualche sacca di povertà»). Ci sono gli adolescenti («li chiamo gli angeli della consolazione») che vanno a trovare gli anziani soli del rione. Ci sono «i 220 bambini adottati a distanza a Bahia San Salvador in Brasile». C'è l'aiuto alla casa-famiglia di Betlemme che assiste bambini palestinesi disabili, c'è il sostegno al villaggio africano che sta dotandosi di pozzi per portare l'acqua nelle case, c'è l'impegno per costruire una scuola nel Madagascar.

Ma, guardando in casa nostra, c'è anche il fondo di solidarietà («l'abbiamo avviato lo scorso anno») per dare una mano alle famiglie sfrattate che non ce la fanno a pagare l'affitto: «Stiamo sostenendo tre famiglie in cui moglie e marito sono stati entrambi licenziati a causa di questa crisi che colpisce duramente molte persone». Questa dimensione dell'aiuto – aggiunge don Luciano – è ormai un modo d'essere: «Ci sono insegnanti che si sono messi a disposizione di ragazzi che in classe fanno più fatica: talvolta sono gli stessi istituti scolastici a segnalarceli»

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