Lutto
E nel 2013 c’è la gara per i tubi del gas
I giganti sul ring: la mappa delle alleanze in Toscana, poi ci sono big come il super-fondo di Gamberale
LIVORNO. La cessione del 100% delle quote di Asa Trade non è che la prima metà del tourbillon che, all’interno del sistema di servizi pubblici locali in profondissima trasformazione, sta investendo il settore gas. L’altra parte riguarda la gara per avere l’affidamento della rete di tubi e impianti che portano il metano nelle nostre case.
Siamo abituati a vedere nell’Asa (anzi, in Asa Trade) il nostro interlocutore di cittadini per il gas. In realtà, è un servizio che ha due facce: l’una è quella della commercializzazione (e qui bisogna ricordare che la liberalizzazione si è concretizzata nel fatto che migliaia di livornesi sono passati ad altri fornitori così come Asa Trade è andata a conquistarne alcuni perfino in Umbria); l’altra è quella delle infrastruttrure, cioè dei tubi in cui il gas passa.
Entro la fine del prossimo anno, ammesso e non concesso che salti fuori una proroga, ciascun Comune capoluogo deve mettere in piedi una gara che nel settore gas mette in palio tubi e impianti su scala provinciale.
Dov’è il problema? Nel fatto che l’Asa – alla quale ora le infrastrutture del gas sono affidate – ha le spalle piccole in un mondo popolato di big regionali e soprattutto di colossi nazionali. Ad esempio, i Comuni di Prato, Siena e Arezzo hanno costruito con Monte Paschi l’alleanza che scende in campo con il marchio di “Estra” mentre le amministrazioni di Pisa, Firenze, Pistoia sono in tandem con Eni in “Toscana Energia”. Sufficiente? No, sul ring c’è anche il colosso del fondo F2i di Vito Gamberale così come Edison e altri.
È un ring sul quale si muovono giganti finanziario-industriali con grosse spalle: Livorno ce la farà a dettare una propria strategia nel match con questi pesi massimi?
C’è anche un altro aspetto che sta rendendo incandescente il clima all’interno dell’Asa: passeranno di mano non solo i tubi ma anche il personale. Meglio: quello spicchio di personale che sotto le insegne dell’Asa si occupa di gas. Ma c’è un “ma”: la divisione fra acqua e gas non è mai stata molto rigida nell’ex municipalizzata, dunque questo significa che c’è da individuare chi è destinato a rimanere in Asa (solo acqua) e chi invece se ne andrà alle dipendenze dell’azienda eventualmente subentrante. All’inizio erano in gioco i numeri (quanti) ma adesso che la cifra è indicata in circa 70, sono in ballo i nomi (chi). E su questo non mancano problemi e tensioni.
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