Gioco
Asa Trade in vendita, 10 gruppi in lizza
La capogruppo Asa è in utile sì ma grazie a introiti-fantasma: deve cederla per trovare i soldi per il piano di investimenti
LIVORNO. Chissà se il nome resterà "via del Gazometro": è difficile che vi possa restare anche solo la puzza del metano, visto che Asa Trade, la controllata di Asa che si occupa della commercializzazione del gas, è stata messa in vendita.
L’ex municipalizzata acqua gas ne ha in pugno il 100% e vuol cedere l’intero pacchetto delle sue 706.518 azioni. Per acquistarle si sono fatti avanti dieci gruppi o cordate di imprese: sono realtà di rango regionale, nazionale e anche internazionale ad aver bussato al quartier generale dell'Asa. Nel primo round il bando è semplicemente un «invito a formulare una manifestazione d'interesse per l'acquisto della partecipazione in Asa Trade spa».
In realtà, questo primo passaggio è già esaurito: inizialmente era previsto che la scadenza fosse il 20 settembre, poi è arrivata la proroga fino al 5 ottobre. E adesso? Fino al 14 novembre andrà avanti la fase di data room, con i dieci soggetti interessati ammessi a guardare dentro i numeri e l'identikit dell'azienda in vendita. Se rinvii e slittamenti non ci metteranno lo zampino, i livornesi troveranno sotto l'albero di Natale il nuovo padrone di Asa Trade (e in cambio un pacco di milioni di euro).
E' un malloppo di quattrini che dovrà servire a quanto resta di Asa, cioè sostanzialmente il settore acqua, a mettere in pista gli investimenti previsti dai piani territoriali: essersi agganciati cento anni fa esatti esatti al bacino del Serchio con l'acquedotto via Filettole ha messo Livorno città finora al riparo dal rischio siccità (e conseguente razionamento) negli ultimi trent'anni. Ma già non è così per la metà sud della provincia, e i guai potrebbero estendersi anche al capoluogo nei prossimi anni se non ci si attrezza per tempo con nuove "linee forti" di acquedotto.
A dire la verità, anche se forse nello stato maggiore di Asa non amano ricordarlo, a spingere per la vendita di Asa Trade è anche il pool di banche che garantisce le linee di credito all'ex municipalizzata. Ma questo non è tutto: nessuno lo conferma ma sembra sia soprattutto la parte pubblica della proprietà di Asa (cioè i Comuni) a premere sull'acceleratore della vendita della società del gas. Il motivo? I conti della capogruppo Asa sono un gioiellino se guardiamo all'ultima cifra in fondo al bilancio: più di due milioni e mezzo di profitti. Ma lì dentro ci sono anche gli introiti-fantasma del cosiddetto "delta Ato", un escamotage pienamente legittimato dalla normativa che tiene in piedi i bilanci di tante aziende di acquedotto in tante città italiane: sono i ricavi che le aziende tipo Asa mettono in preventivo ma non possono fatturare a causa del calo dei consumi idrici.
Siccome è acqua non consumata non finisce nelle bollette, ma la tariffa è stata costruita – non solo a Livorno – con gli enti pubblici che, in un mercato regolato come questo, hanno fornito stime di consumi un po' troppo alte perché così si può tenere più basso il prezzo dell'acqua al metro cubo. Risultato: i mancati introiti non azzoppano i conti ufficiali perché lì vi sono conteggiati con la surreale formula del "delta Ato", ma non sono introiti veri e dunque al momento di guardare in cassaforte non ci sono. Con una conseguenza: l'Asa non ha in cassa i quattrini veri per pagare ai Comuni i canoni e, in questo periodo di vacche magrissime per la finanza locale, i municipi non ce la fanno più a reggere questo giochino perché non possono più scaricarlo sulla fiscalità generale.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
