Il Tirreno

Livorno

Provincia, protesta ironica La “sfilata” dei lavoratori

di Giorgio Carlini

I dipendenti pubblici “indosseranno” cartelli per sensibilizzare la gente «A rischio non solo i posti di lavoro ma anche molti servizi ai cittadini»

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LIVORNO. «Il dibattito ristagna sul campanilismo dei capoluoghi e sui confini territoriali. Nessuno ricorda che il centralismo regionale sposterà competenze e funzioni in sedi più lontane dai cittadini. Nessuno s'interroga sul futuro dei 4600 dipendenti pubblici della Toscana». A puntare il dito contro l'attuale impostazione per il riordino delle Province sono Paola Meneganti, Patrizia Cotta Ramusino, Paola Ganni, Daniela Biondi e Fabio Donati.

Le rappresentanze sindacali unitarie di Palazzo Granducale lanciano un messaggio preciso: «Negli anni è stata montata ad arte la polemica contro il dipendente pubblico, dipinto come un fannullone. In realtà impiegati e cittadini sono legati dal solito destino. La posta in gioco è più importante rispetto a un semplice riordino territoriale: si avrà una perdita secca di servizi e lavoro, ma in pochi sembrano averlo capito».

Per sensibilizzare i livornesi sull'importanza della Provincia (da noi i lavoratori di ruolo sono circa 400, senza contare i precari e i dipendenti di società partecipate come Plis e Ealp), le Rsu hanno organizzato la "Campagna autunno-inverno 2012". Un'iniziativa che richiama in modo goliardico il lancio di capi di moda. «Lo stilista Mario Monti – affermano con ironia – ha presentato la moda della spending review, noi rispondiamo a tono».

La campagna si aprirà il 19 ottobre (quando la giunta regionale si riunirà per la discussione sulle province) con una "sfilata" dei dipendenti pubblici, che indossando cartelloni di protesta, a turno, manifesteranno davanti alle sedi lavorative (piazza del Municipio, complesso della Gherardesca, Centri impiego, ecc). Le attività proseguiranno sui social network e negli uffici: gli impiegati esporranno un cartello informativo nelle proprie postazioni, ricordando il vuoto che rischia di aprirsi con le trasformazioni in atto.

«Il cittadino – sottolineano – si è chiesto chi gestirà le funzioni ora in mano alla Provincia?». Vanno dall'agricoltura al turismo, dalla gestione delle risorse idriche ai rifiuti, dall'edilizia scolastica al mondo del lavoro, della formazione e della cultura. «Tanti dimenticano – continua Donati – che, tra spending review e patto di stabilità, gli enti pubblici hanno pochissime risorse. Eppure la Provincia garantisce molti servizi: in futuro potrebbero non essere così scontati».

Da giugno le Rsu cercano un dialogo costruttivo sulla questione. Ma, a quanto pare, senza trovare un interlocutore: «Il presidente della Regione Enrico Rossi, dopo ripetute sollecitazioni, ha risposto che "anche la Toscana deve avere il suo grado di riformismo e la capacità di guardare lontano". Il consiglio regionale del 17 ottobre, invece, è rinviato. Da mesi chiediamo un incontro. Lo hanno fissato per il 22 ottobre, ma il 24 il governo dovrà avere le proposte dalle regioni». I tempi sembrano escludere possibili spiragli positivi.

Venerdì è in agenda a Firenze un presidio dei lavoratori di tutte le Province, davanti alla presidenza della giunta regionale, per ottenere l'apertura immediata di un tavolo di confronto. Le Rsu hanno chiesto anche un incontro con i parlamentari eletti in Toscana.

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