Il Tirreno

Livorno

Nella città c’è un’altra città da costruire

di Juna Goti

L’attuale piano urbanistico è fermo a metà. Dal ’99 sono stati concessi 460mila metri tra case, commercio e industria

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LIVORNO. I vertici dell’amministrazione comunale lo hanno ripetuto a più riprese: il nuovo piano strutturale - in pratica lo strumento che decide quanto e dove si può costruire - segnerà la fine dell’espansione edilizia della città. Ma quali sono gli interventi che ancora, stando agli attuali piani urbanistici, possono essere realizzati all’interno del perimetro di Livorno? E quanto e dove si è costruito fino a oggi? È su queste domande che nelle ultime settimane l’Osservatorio trasformazioni urbane ha incalzato l’assessore all’urbanistica Mauro Grassi e gli uffici di Palazzo Civico. Una prima carrellata di numeri è arrivata ieri mattina: intorno al tavolo si sono seduti, oltre all’assessore, i dirigenti Susanna Cenerini e Gianfranco Chetoni, e i rappresentanti dell’Osservatorio, tra i quali Daria Faggi e Leonardo Bertelli. Un dato è saltato subito all’occhio: c’è una città nella città che potenzialmente può ancora essere tirata su, perché lo stato di attuazione delle schede dell’attuale regolamento urbanistico è fermo al 48, 32 per cento. Ma andiamo per ordine.

Dal 1999 a oggi sono state rilasciate e ritirate concessioni edilizie per un totale di circa 460mila metri quadri di Slp (superficie lorda di pavimento). Nel dettaglio: 230.669 metri a destinazione industriale, tra Picchianti, Porta a Terra, via Sicilia e via Firenze («non tutte le città – fa notare Grassi – hanno fatto questa scelta»), 28.729 destinate a terziario e turismo, 57.641 per il commercio e 142.087 di case. Che tradotto, con una media di 70metri quadri, sta per circa 2mila abitazioni in più: sono compresi, tra gli altri, gli appartamenti di Porta a Mare, quelli dei piani di recupero, trasformazioni come il Paradisino. In generale sia interventi realizzati “direttamente” (voglio costruire una villetta e chiedo il permesso) che quelli che fanno parte di piani più complessi. È proprio guardando alle schede del regolamento urbanistico vigente - dall’articolo 11 che disciplina recuperi edilizi e nuove costruzioni in centro, alle grandi trasformazioni come Porta a Terra - che si scopre che in realtà il piano urbanistico in vigore è stato attuato per il 48,3 per cento. Significa che, potenzialmente, ci sono altrettante opere da realizzare? Almeno sulla carta - confermano Grassi e tecnici - sì, anche se va considerato che non tutte le concessioni possibili saranno ritirate dai privati, alcuni indici sono stati spostati o “azzerati”, e di alcuni interventi potrebbe non esserci più una possibilità/necessità reale.

Qualche esempio di costruzione che ancora non c’è, ma dovrebbe spuntare? Forse non tutti i livornesi sanno, ad esempio, che i metri autorizzati a Porta a Terra sono 78.307 e all’appello - conferma Chetoni - mancano due torri lato nord, un viale e la ristrutturazione dell’ex colorificio. Per il Nuovo Centro, invece, i metri da occupare sarebbero 193.621.

In totale i metri di Slp previsti dal piano del ’99 (attenzione, sono escluse, ad esempio, le aree industriali) sono 503mila per le nuove costruzioni e 76.582 come recupero, in cambio della cessione di 1.609.299 metri per uso pubblico: giardini, parcheggi, scuole. È uno degli aspetti su cui batte l’Osservatorio, che ha chiesto dati più precisi su quanti servizi sono stati effettivamente realizzati, e dove. «Perché a quanto ci risulta – ripete Faggi – in alcune zone sono stati consumati tutti gli indici edificatori a disposizione senza però bilanciare con i servizi». L’Osservatorio ha poi chiesto il dettaglio (metri quadri per commerciale, residenziale o servizi) dei grandi complessi. Grassi si è impegnato a fornirli entro un mese.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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