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I bulli avevano già colpito ma tutti erano terrorizzati
Gli episodi precedenti risalgono alla scorsa estate ma sono emersi solo ora Due di loro erano già stati denunciati: ecco il profilo dei tre ragazzini
LIVORNO. Aggressioni in stile Arancia meccanica. «Una violenza ispirata agli anni Sessanta, anche dal punto di vista cinematografico», dice il capo delle volanti, Walter Delfino. Con tanto di t-shirt a tema indossata da uno dei protagonisti del gruppo. Sarebbe questo il modello di riferimento dei tre bulli denunciati dalla polizia per le aggressioni di sabato sera, tra piazza Cavour e piazza Attias. «I tre giovani individuati non sono i soliti bulletti, ma ragazzi molto violenti - aggiunge Delfino - che sanno il fatto loro. Dopo gli episodi di sabato, non si sono fatti trovare e per un giorno non sono rincasati».
I profili. Si tratta di ragazzi che la polizia già conosce, in particolare due di loro. Uno dei protagonisti, studente italosomalo di 19 anni, a gennaio 2009 è rimasto coinvolto in un’aggressione con mazze e bastoni per cui è stato denunciato per lesioni e porto di oggetti atti a offendere. E in un’altra occasione, tre anni fa, ha percosso una ragazza tanto da mandarla all’ospedale, con una prognosi di 21 giorni. L’altro, l’albanese di 17 anni, già affidato ai servizi sociali, nel novembre del 2011 era stato indagato per ingiurie e minacce. Niente male come curriculum per ragazzi che hanno appena, rispettivamente, 19 e 17 anni. Insieme a un livornese, anche lui 19enne, studente del liceo incensurato, solo loro i bulli di piazza Cavour. La polizia li ha trovati e denunciati lunedì, dopo 36 ore di ricerche senza sosta. Tre le loro vittime, più altrettanti amici che hanno preso “solo” un pugno. Ma il primo giovane aggredito in piazza Cavour non ha presentato querela. Il capo gruppo è l’albanese. Per la polizia è il più violento: l’accusa verso di lui è tentata rapina ed estorsione. Ed è lui, secondo quanto accertato dagli investigatori, che avrebbe infierito contro la terza vittima, quella aggredita in via Ricasoli, prendendola a pugni mentre era già a terra svenuta. E pensare che tutta questa violenza è scattata per 20 euro, soldi che sempre secondo la ricostruzione degli investigatori, l’albanese pretendeva per poter comperare dell’hashish.
L’albanese è accusato di tentata rapina ed estorsione, gli altri di minacce, ingiurie e lesioni.
Facebook. Il social network ha avuto un ruolo fondamentale per arrivare a loro. Lo spiega Delfino: «Tramite i profili facebook dei tre, due dei quali aperti con degli pseudonimi, siamo riusciti a capire il giro di amicizie e di frequentazioni che gli indagati avevano.
Non sono casi isolati. Gli episodi successi sabato sera non sono una tantum, ma gli ultimi di una serie. Ai “terrorizzatori” di piazza Cavour per ora sono contestati tre episodi. Ma come spiega il capo delle volanti Walter Delfino, già la scorsa estate c’erano state due segnalazioni di violenze ai danni di coetanei legate ai tre. E un terzo episodio risalirebbe addirittura allo scorso anno. Tuttavia, fino a ora, nessuno dei giovani aggrediti li aveva querelati, forse per paura.
L’indagine. Le testimonianze delle vittime e di altri amici presenti nel corso delle tre aggressioni sono state fondamentali per identificare i bulli (riconosciuti fotograficamente). E le indagini sono ancora in corso: i ragazzi violenti potrebbero essere più di tre.
La difesa. I tre giovani denunciati, ascoltati dalla polizia, hanno ammesso di trovarsi sul posto la sera delle aggressioni, ma negano di aver commesso alcun reato.
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