Il Tirreno

Livorno

Giro di vite dell’Authority: così smaschereremo chi fa il furbo con servizi impropri

L’idea è semplice: un bollino o una targa- una etichetta, insomma - appiccicata da ciascuna impresa che operi in porto ai propri mezzi operativi. Una cosa da nulla, eppure l’Authority punta su questo...

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L’idea è semplice: un bollino o una targa- una etichetta, insomma - appiccicata da ciascuna impresa che operi in porto ai propri mezzi operativi. Una cosa da nulla, eppure l’Authority punta su questo per dare un giro di vite e mettere ordine alla giungla che esiste in porto. Lo hanno denunciato a più riprese i sindacati, soprattutto in relazione ai guai dell’Agelp che non viene chiamata a lavorare: esistono imprese che dicono di fornire servizi ma in realtà si limitano a prestare le braccia dei propri lavoratori. Per smasche- rarle l’Authority vuol impedire che «le stesse ralle o gli stessi forklift vengano utilizzati da più imprese per lo svolgimento delle attività lavorative» (prefigurando in tal caso «il reato di interposizione di manodopera»). A questo punto da Palazzo Rosciano, sede dell’istituzione portuale, arriva l’ultimatum: o ci si mette presto in regola o si rischia di «vedersi sospendere l'autorizzazione per lo svolgimento delle operazioni portuali articolo 16».

«Il sottobosco dei mezzi è un fenomeno molto comune nel porto di Livorno - ha spiegato il segretario generale dell'Autorità Portuale, Massimo Provinciali -, da tempo abbiamo chiesto alle aziende di debellare questo malcostume, è arrivato il momento che ognuno si prenda le proprie responsabilità». Intanto, l'Ufficio del lavoro portuale ha tagliato il numero massimo di imprese autorizzate ai servizi portuali:con ok unanime scendono da 9 a otto.

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