Il Tirreno

Livorno

MAURO PARDINI, PEDAGOGISTA E PSICOLOGO

«Manca l’educazione a conoscere e gestire le emozioni»

«Manca l’educazione a conoscere e gestire le emozioni»

LIVORNO. «Sono prima di tutto i genitori e poi la scuola a dover educare i bambini fin da piccoli a dare un nome alle loro emozioni. Quando poi il ragazzo conosce le proprie emozioni sa anche come...

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LIVORNO. «Sono prima di tutto i genitori e poi la scuola a dover educare i bambini fin da piccoli a dare un nome alle loro emozioni. Quando poi il ragazzo conosce le proprie emozioni sa anche come gestirle». Mauro Pardini, noto pedagogista e psicologo, è convinto che uno dei motivi scatenanti del bullismo sia la totale mancanza di un’educazione sentimentale. Una carenza che può portare gli adolescenti, spesso ragazzi di buona famiglia e studenti di valore, a riunirsi in bande per poi bere anche fino allo stordimento e riversare una rabbia insensata contro i loro coetanei. Come è avvenuto la notte fra sabato e domenica in centro. «Il bullismo - spiega - ha alcune componenti che si sommano. La prima è la difficoltà che hanno i ragazzini a relazionarsi con la loro parte emotiva. Le emozioni hanno intensità diverse, loro chiamano emozioni solo le sensazioni molto forti, adrenaliniche».

Non riuscendo a capire la loro emotività succede che i giovani «quando avvertono delle emozioni ma non sanno bene cosa sono, cercano semplicemente qualcuno su cui scaricarle. Questo è classico del bullismo, il cui scopo fondamentale è perseguitare qualcuno per umiliarlo così da ottenere due risultati: sentirsi forte e diventare famosi».

Una fama che di certo è particolarmente ricercata durante l’adolescenza. «Nella trasformazione adolescenziale - sottolinea Pardini - l’individuo non è certo di esistere, gli pare di non essere visto. Tra la paura di non essere visti e il sapere di essere percepiti negativamente dato che si è fatto determinate azioni, è sempre meglio la seconda opzione. Perché per un adolescente è meglio essere considerato uno schifo piuttosto che non essere visto».

Secondo Pardini due sono poi le componenti senza le quali il bullismo non prenderebbe corpo: la notorietà e il gruppo. «Il bullo - sottolinea ancora lo psicologo - ha bisogno di una cosa essenziale: il pubblico. Tanto è vero che quando lavoriamo sul bullismo nelle classi partiamo proprio dalle reazioni a certi atti. Deve essere il pubblico a non caricarli di significato. E poi, soprattutto nei casi come quello di sabato notte, a far innescare violenza e minacce è la componente del gruppo. Ogni ragazzo, da solo, non ce la farebbe a fare certi gesti». Ma perché gli adolescenti, per emozionarsi, hanno bisogno di atti estremi? «C'è carenza di interessi - conclude l’esperto - perché genitori e società non li promuovono. Se una persona ha una passione è a posto, organizza la vita sulla base di questo interesse. Certi ragazzi invece, non avendo una passione che gli riempie il tempo e avendo l’urgenza di provare emozioni estreme che sono le uniche che conoscono, si trovano e scelgono una vittima. Oltretutto, come è avvenuto in questo caso, ottenendo i soldi possono comprare qualcosa, nell’ottica moderna secondo cui si conta per quanto si consuma».

Anna Cecchini

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