Il Tirreno

Livorno

E ora gli afasici vogliono farsi ascoltare

E ora gli afasici vogliono farsi ascoltare

Nella sala Ceccarini dell’ospedale un incontro sui problemi di chi, per un trauma o una malattia, ha problemi di comunicazione: «Abbiamo difficoltà ad esprimerci ma questo non significa che siamo senza idee e pensieri»

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LIVORNO. Nel pomeriggio di oggi, martedì 16, gli afasici porteranno alla ribalta i loro problemi in un incontro in programma nella sala Ceccarini al primo piano della palazzina centrale dell'ospedale di Livorno. A promuoverla è l’Associazione Afasici Toscana, una organizzazione di volontariato che li raggruppa. L’afasia può essere causata da un incidente cerebro-vascolare, ad esempio per trauma cranico, tumore o malattie come le encefaliti. Al centro dell’attenzione è anche l’equivoco che tanti guai crea nella complessa relazione che gli afasici hanno con il mondo: ad essere danneggiata – spiegano i promotori del convegno – è la capacità di esprimere agevolmente le proprie idee in modo appropriato (talvolta anche con difficoltà nella lettura e nella scrittura), ma l'intelligenza rimane intatta. Fra i relatori del convegno figurano il neurologo fisiatra Lucia Ferroni, il dottor Francesco Genovesi (dipartimento emergenza urgenza dell’Asl 6), le logopediste Maria Pia Nuti e Elisa Voliani, Fabrizio Torsi (presidente Associazione Paraplegici) e l’architetto Davide Crovetti.

In pratica, quel che diventa problematico è «la capacità di accedere a idee e pensieri attraverso il linguaggio, non la capacità di avere idee e pensieri». Ma la difficoltà nella comunicazione, viene spiegato, inducono gli interlocutori a credere, sbagliando, di avere a che fare con una persona con ritardo mentale. Il convegno vuol essere anche lo spunto per la sensibilizzazione della società civile ad avere un diverso approccio nei riguardi delle persone colpite da afasia. Ad esempio, i promotori dell’iniziativa invitano a comunicare con un afasico dandogli il tempo di parlare senza pensare di aiutarlo completando le sue frasi al posto suo, se non è lui a richiederlo: al contrario, invece che dargli una mano lo si mette in difficoltà, così come viene consigliato di non correggerlo di continuo né di chiedergli ogni volta di ripetere. Ben venga infine l’attenzione anche ad altri linguaggi di tipo non verbale «come il disegno e la gestualità».

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di Redazione web