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«Concussione in carcere», in undici vanno a processo
LIVORNO. Concussione, truffa e falso sono i reati di cui, a vario titolo, dovranno rispondere gli 11 imputati (due hanno scelto riti alternativi) coinvolti nell’inchiesta sulle presunte irregolarità...
LIVORNO. Concussione, truffa e falso sono i reati di cui, a vario titolo, dovranno rispondere gli 11 imputati (due hanno scelto riti alternativi) coinvolti nell’inchiesta sulle presunte irregolarità nella gestione della Cooperativa San Giacomo, dove i carcerati di Porto Azzurro fornivano manodopera fuori dal penitenziario. Tra gli imputati ci sono anche nomi il responsabile della cooperativa e dei servizi educativi, Domenico Zottola, e l’allora direttore del penitenziario, Carlo Mazzerbo.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, coordinati dal pm Massimo Mannucci, gli imputati avrebbero incassato i soldi dell'Unione Europea per corsi di formazione inesistenti e avrebbero ricattato i detenuti. Almeno in un caso, poi, sarebbero riusciti ad ottenere lavori in appalto truccando la gara con un ribasso irregolare. Questo l’impianto accusatorio.
Le indagini sono state condotte, per oltre un anno, tramite perquisizioni domiciliari, intercettazioni, sequestri e verifiche fiscali. Tra gli indagati, oltre a Zottola e Mazzerbo, Sergio Madonna assistente capo della penitenziaria, e consulenti esterni e impiegati tra cui Paolo Piga, Elena Pascale, Giovanni Zottola (figlio di Domenico), Vincenzo Camaretta, Riccardo Rebua, Claudia Lorenzini, Alessandro Bigio e Michelangelo Meola. Mentre sono state stralciate le posizioni di Paolo Taddeucci e del socio lavoratore della cooperativa, Nicola Paradiso, ex detenuto e grande accusatore.
Ma sulla fondatezza delle accuse c’è più di un dubbio. Il primo lo ha fatto emergere il giudice per le indagini preliminari Gianmarco Marinai che nell’aprile 2010, respinse la richiesta di misure cautelari avanzate dalla Procura facendo emergere sospetti sulla credibilità degli accusatori, in particolare di Nicola Paradiso. E mettendo l’accento nell’ordinanza sulla mancanza di prove dell'avvenuta concussione, soprattutto per il direttore del carcere.
Spiega all’indomani della decisione del gup Beatrice Dani l’avvocato di Zottola, Marco Talini. «Durante le quattro udienze dell’incidente probatorio – dice – nelle quale è stato sentito Paradiso ha smentito tutte le accuse fatte in precedenza, oltre alle informazioni raccolte dagli investigatori. Purtroppo – prosegue – nel nostro sistema l'udienza preliminare non sembra più assolvere il ruolo di filtro, specialmente in procedimenti complessi con molti imputati e altrettante imputazioni. Siamo comunque fiduciosi che in dibattimento sarà completata l'opera di smentita delle ingiuste accuse mosse agli imputati».(f.l.)
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