Il Tirreno

Livorno

Crac Coop Italia ora Mannelli pensa al ricorso al Tar

di Giulio Corsi

L’avvocato del presidente defenestrato: nessuna cattiva gestione vogliamo il concordato per far recuperare soldi ai soci

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LIVORNO. Mauro Mannelli, il presidente di Coop Italia, potrebbe decidere di appellarsi al Tar come prevede la legge impugnando il provvedimento di liquidazione coatta amministrativa. Ma è un’ipotesi. Che nasce con un obiettivo: rendere concreta la possibilità del concordato con i creditori. Il suo avvocato, Franco Balestrieri, lo dice chiaramente: «Valutiamo ancora la possibilità di mettere in atto il concordato. Siamo convinti che per i soci sia la soluzione migliore, l’unico modo di recuperare buona parte di ciò che hanno versato».

All’accordo con i creditori sta lavorando da tempo lo studio di commercialisti Guerrini e Vitti. Ma i contenuti del concordato per adesso sono in fase di studio. «Mercoledì scorso i commercialisti hanno depositato in tribunale soltanto la proposta, poi avrebbero chiesto al giudice tempo per metterlo a punto». Come dire: ancora non è ben chiaro con quali contenuti riempire il patto con chi ha da avere soldi e in che modo far recuperare le caparre a quei 78 sfortunati che sognavano una casa e sono rimasti beffati.

Va detto che il concordato - in realtà - potrebbe essere raggiunto anche col commissario, il dottor Giambene di Pistoia, nominato dal ministero dell’economia per curare la liquidazione dei creditori. E infatti un contatto con Giambene è l’altra strada che si trova di fronte a Mannelli e al cda di Coop Italia. «Nei prossimi giorni - conferma Balestrieri - cercheremo di avere un incontro in modo che anche con lui venga discussa l’ipotesi di trovare un accordo che permetta ai soci di recuperare il più possibile di ciò che hanno versato. Se il liquidatore riterrà la proposta valida, potrebbe coltivarla. Il primo passo per il presidente di Coop Italia sarà proprio parlare con lui, dopodiché decideremo quale iter percorrere, compresa l’impugnazione della liquidazione per tornare in tribunale».

Dietro la scelta di un ricorso al Tar contro il decreto del ministero che ha sancito la liquidazione, potrebbe nascondersi in realtà anche la speranza di annullare gli effetti della liquidazione, che sono identici a quelli del fallimento e che aprono le porte ai reati di tipo fallimentare, con indagini penali che si aprirebbero sulla gestione di Mannelli e del suo cda. Indagini che col concordato in tribunale invece non scatterebbero.

Sulla testa di Mannelli tra l’altro pendono una serie di denunce da parte di molti dei soci. Ma né lui né i suoi consiglieri d’amministrazione hanno ricevuto ad oggi notizie di indagine.

La linea strategica (e anche difensiva) di Mannelli resta comunque chiara: la tutela degli interessi dei soci. Che però oggi, lecitamente, si chiederanno: perché non ci ha tutelato finché era al volante della Coop Italia e continuava a chiedere soldi per lavori che sapeva benissimo non sarebbero ripartiti? Domanda che racchiude un’altra idea (e un’altra accusa che l’avvocato dei soci Bondi sta meditando): che fine hanno fatto quei soldi? Forse hanno seguito la strada di una contabilità parallela e non ufficiale? Per capirlo servirà l’accesso ai libri contabili della cooperativa. «Mannelli non ha niente da nascondere nella gestione della coop - risponde l’avvocato Balestrieri -. La crisi dell’immobiliare, la congiuntura economica sono state le cause del blocco di molti cantieri. Ma proprio questi elementi permettono a nostro avviso di non ravvedere una responsabilità e una mala gestio da parte del presidente e degli organi amministrativi di Coop Italia».

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