Il Tirreno

Livorno

Bachini, la coca e la grazia negata «Ho pagato, rivoglio la mia vita»

di Federico Lazzotti
Bachini, la coca e la grazia negata «Ho pagato, rivoglio la mia vita»

Dopo la radiazione l’ex calciatore vuole tornare ad allenare, ora andrà al Coni Da quattro anni abita a Livorno: va a pesca e nel fine settimana si occupa della figlia di quattro anni

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Nella vita da giocatore scartava tutto quello che trovava sulla propria strada: gli avversari sulla fascia e i problemi fuori dal campo. Nella vita da radiato del pallone per suo di cocaina, invece, Jonathan Bachini, 37 anni da Livorno, una figlia di quattro e la passione per la pesca, punta dritto al cuore dell’azione.

«Ho sbagliato, ho fatto una, anzi due, stupidaggini – si corregge – e non cerco scuse. Ma credetemi: sto pagando i miei errori ogni giorno. Quando mi hanno trovato positivo non ero dipendente dalla coca, non ho avuto bisogno di disintossicarmi, nonostante le voci che hanno messo in giro. Ho fatto un errore. Il motivo? Non c’è. Ma da un giorno all’altro mi sono trovato solo, con la gente che prima mi leccava il culo che mi puntava il dito contro. Eppure il calcio è sempre stata la mia vita, il mondo in cui sono cresciuto. E vorrei poterci tornare. Non da giocatore, perché ho quasi 40 anni e non ce la farei, ma da allenatore credo di poter dare qualcosa. Ecco perché ho chiesto la grazia alla Figc e adesso che mi hanno detto di no perché non sono competenti, andrò con il mio avvocato al Coni e se sarà necessario al Vada, l’agenzia Svizzera che per il doping è la più alta autorità in Europa».

Quello che Bachini non accetta è soprattutto la disparità di trattamento che la Federazioni ha riservato ad altri giocatori: «Pagotto e Flachi hanno sbagliato come me – ripete – ma sono stati condannati a 8 e 13 anni. Io sono stato radiato a vita e senza possibilità di appello».

E poi c’è il calcioscommesse: «Quello sì che è un vero schifo. Mi viene la rabbia per quel marciume. Vedo gente che ha fatto del male a compagni e tifosi che in fondo se la cava. Mentre io che ho fatto male solo a me stesso sono stato bandito per sempre».

Per uno come lui che ha giocato con Baggio, Zidane e indossato la maglia azzurra quando in panchina c’era Dino Zoff, il calcio adesso è solo in tv. «Guardo le partite, mi tengo aggiornato, l’anno scorso sono andato a vedere Livorno-Cittadella ma non ho portato bene. Forse quest’anno tornerò allo stadio: con mister Nicola ho giocato nella nazionale under 19 allora allenata da Giannini e Giampaglia».

Lo scorso anno Bachini, in qualche modo, è tornato a respirare il profumo del cuoio che scivola sull’erba. «Ho aiutato in panchina il mio amico Enrico Fallai con l’Atletico Salviano, una squadra di terza categoria – racconta – Abbiamo vinto il campionato, siamo arrivati in finale di Coppa. È stata una bella esperienza: preparavo la partita durante la settimana, poi però la domenica dovevo restare fuori per via della radiazione. Quest’anno la squadra non l’abbiamo fatta per problemi organizzativi e devo dire che il clima dello spogliatoio mi manca. Che allenatore sono? Non lo so, ma se avessi un squadra di ragazzi gli ripeterei quello che ho perso per far capire ai miei giocatori il valore del calcio e delle regole. Racconterei quello che mi sono giocato sia a livello finanziario ma soprattutto a livello morale».

Di tempo libero Bachini, 149 presenze in serie A, ne ha molto. «Non lavoro, nel fine settimana sto con mia figlia e quando ho un po’ di tempo vado a pescare con la canna. Dove? Il posto migliore – scherza – è dove ci sono i pesci. Ecco perché spesso mi trovo a pensare alla mia situazione».

Per lui si è mossa anche la Rete con il gruppo su Facebook “Seconda possibilità per Jonathan Bachini” dove si sono iscritti centinaia di appassionati. Scrive, Daniele Conciari: «Indossare a scuola il camice da chimico con la scritta “Bachini 26”sulle spalle è stata una figata, metterlo sempre titolare con il numero 7 al Fantacalcio un piacere. Grande Jonathan. I tuoi sbagli non li giudico certo io. Ti auguro ogni bene».

«L’affetto dei tifosi – risponde lui – fa sempre piacere. Essendo nato e cresciuto a Livorno qui lo noto meno, ma appena vado fuori la gente mi ferma, vuol dire che non si è dimenticata di me».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web