Il Tirreno

Livorno

La perizia del tribunale «La discarica è sicura»

di Juna Goti
La perizia del tribunale «La discarica è sicura»

Colpo di scena in sede civile: il geologo chiamato a valutare i rischi per i beni e l’ambiente respinge l’allarme frane, acqua e polveri. Ecco la relazione

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LIVORNO. Nuovo colpo di scena fuori dai cancelli della discarica del Limoncino. L’impianto per rifiuti speciali e inerti della società Bellabarba, sotto sequestro da un anno, è al centro di una complessa inchiesta penale (con 5 indagati) e di un intricato pacchetto di procedimenti sul fronte civile. È proprio dai banchi civili di via De Larderel che è saltata fuori una perizia fatta fare dal tribunale a un geologo di Pisa, Luciano Sergiampietri, che per la prima volta prova ad assottigliare, uno a uno, i dubbi sollevati sia dal comitato degli abitanti che dai tecnici della Procura (più la terza commissione ambiente della Provincia che ha prodotto una nuova relazione di denuncia) su rischio frane, vulnerabilità idrogeologica, pericolosità sismica.

La perizia. La perizia, depositata in cancelleria, è stata fatta fare nell’ambito del procedimento d’urgenza presentato nell’autunno del 2010 al giudice Emilia Grassi dall’avvocato Patrizio Rossi, che difende le istanze dei frontisti di via del Limone. Al consulente tecnico d’ufficio il giudice ha chiesto di valutare se «sussistano pericoli di danno per gli immobili». Dove immobili sta per suolo, sorgenti, corsi d’acqua, alberi, edifici...

Niente frane. Sul rischio franosità dell’ex cava, sollevato a più riprese nei mesi, Sergiampietri scrive che il versante del monte La Poggia «è interessato da una propensione al dissesto che è chiaramente indicata in diverse cartografie, compresa quella di pericolosità del Piano strutturale. Ma la lettura della mappa topografica mostra chiaramente che qualsiasi movimento franoso avesse a generarsi sul versante non potrebbe che interessare la discarica». «In alcun modo – riprende – le proprietà dei ricorrenti». Poi, al contrario di quanto sollevato dai consiglieri della terza commissione e dagli stessi tecnici della Provincia, sottolinea che «le modificazioni morfologiche conseguenti alla realizzazione della discarica (i gradoni a monte del sito) sicuramente mitigano la pericolosità dell’area e costituiscono una zona di sicurezza».

L’acqua. Il tecnico (sposando le tesi che hanno portato ad autorizzare l’impianto) ripete che nel sottosuolo ci sono due “domini” idrogeologici distinti e che non c’è «comunicazione idraulica» tra le pregiate acque sorgive del Limone e le acque che scorrono sotto alla discarica, separate - dice - da una faglia. «Analisi chimiche eseguite sui campioni di acqua prelevati – scrive – confermano questo quadro». In ogni caso raccomanda un’attività di monitoraggio della qualità chimica e delle portate delle sorgenti presenti nel sottosuolo. Perché le sorgenti - quello è chiaro - ci sono.

Terremoti. La zona sismica del comune di Livorno, scrive ancora, è S3: “sismicità bassa” e “scuotimenti modesti”. «L’energia prodotta da attività sismica così definita – sostiene – non sembra compatibile con movimenti orizzontali del suolo capaci di agganciare e lacerare la struttura impermeabilizzante della discarica».

Polveri. Il tecnico abbassa anche i toni della polemica sulle polveri sollevate dai tanti camion in entrata e in uscita dall’impianto. Basterebbe, scrive in estrema sintesi, «dotare i mezzi di teloni di copertura e provvedere al lavaggio».

Ma la strada... Il geologo evidenza, però, che il problema della sicurezza della strada che porta alla cava c’è, eccome. «Appare – scrive – poco adatta a sostenere il traffico pesante» ed è opportuno «prevedere il ripristino del fondo stradale nei punti di maggiore usura, allargare la carreggiata o, in alternativa, creare piazzole di scambio, segnalando adeguatamente i pericoli».

I legali reagiscono. L’avvocato Rossi, che difende i frontisti, fa sapere di avere già presentato una richiesta di nuova perizia. «Questo lavoro – dice – è superficiale e lacunoso, non tiene di conto di tutta la documentazione prodotta nei mesi, neppure di quella che ha portato al sequestro». Dall’altra parte Anna Francini, legale della società Bellabarba sul fronte penale, ripete che «non possiamo fare finta che questa relazione non esista, oltretutto è opera di un soggetto terzo che non ha niente a che fare con noi. Valuteremo come e se utilizzarla in sede penale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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