Italia
Ha reagito ai rapinatori ed è rimasto ferito, ma non si è arreso
LIVORNO. «Ci hanno aggredito alle spalle, mentre guardavamo la tv su due poltrone diverse. Uno di loro mi ha messo le mani sul volto. All’inizio pensavo che fosse uno scherzo da parte di mio figlio......
LIVORNO. «Ci hanno aggredito alle spalle, mentre guardavamo la tv su due poltrone diverse. Uno di loro mi ha messo le mani sul volto. All’inizio pensavo che fosse uno scherzo da parte di mio figlio... Invece, quando ho aperto gli occhi, sul divano di fronte a quello dove ero seduta, ho visto un uomo con una tuta e il cappuccio calato sul volto, che picchiava mio marito con un grosso cacciavite. Mi si è gelato il sangue. E allora ho capito che eravamo stati presi in ostaggio. Ho capito che quei due facevano sul serio». Fa venire i brividi Patrizia Marini, 62 anni, mentre racconta la feroce rapina subita mercoledì sera da lei e dal marito Giuseppe Nista, nella loro villa in via Del Bosco 9. Tre quarti d’ora nelle mani di due malviventi che non hanno esitato a usare metodi efferati per ottenere denaro e gioielli.
«Volevano di più, non si accontentavano di quello che gli avevamo già dato... Dicevano: “E gli altri soldi dove sono? Sappiamo che ce li avete. Se non ce li consegnate vi ammazziamo”. Cose non belle da sentirsi dire. Parlavano perfettamente l’italiano, ma avevano un accento dell’Est Europa». Lo sguardo della signora Patrizia si estrania mentre prosegue col suo racconto dell’ora più lunga. «Ho pensato che quell’incubo non sarebbe mai finito, ci hanno tenuto prigionieri per quasi un’ora. Mio marito ha reagito all’aggressione: quando uno dei due malviventi l’ha preso di mira lui ha cercato di difendersi e lo ha attaccato a sua volta. Ma come si faceva? Entrambi erano armati di cacciaviti grandi così, era impossibile farcela». A un tratto, nel corso della colluttazione, l’imprenditore ha la peggio e il rapinatore gli strappa un pezzo dell’orecchio. «Quando mi sono girata verso Giuseppe e l’ho visto sanguinare, mi sono sentita di morire. Ho iniziato a gridare e così facendo ho attirato l’attenzione di mia madre e della zia di mio marito, che erano al piano inferiore a vedere la tv. Stavamo seguendo due programmi diversi e per questo ci eravamo sistemati in due piani diversi della casa, loro di sotto, e io e mio marito di sopra». Ma i malviventi non hanno remore neanche di fronte alle due anziane e aggrediscono anche queste ultime. «Noi eravamo terrorizzati e urlavamo nella speranza che qualcuno ci sentisse. Ma i due continuavano a dire: “State zitti o per voi è la fine”. Erano due giovani, ma si vedeva che erano malviventi navigati. Di sicuro conoscevano mio marito e avevano sentito parlare della villa, ma dentro di certo non erano mai entrati. Si muovevano con incertezza e chiedevano in continuazione a mio marito: “Cosa c’è qui? E lì?”. Lo hanno obbligato ad aprire tutti gli armai e i cassetti. E poi, sempre con quel cacciavite alla gola, mentre mio marito continuava a perdere sangue, l’hanno costretto ad aprire la cassaforte. Il fatto è che all’interno non c’era molto, solo un po’ di dollari». Rapinatori insaziabili. «Noi glielo dicevamo: abbiamo tutto in banca. Ma loro volevano di più. Allora gli abbiamo dato i tre orologi che avevamo al polso: il mio, quello di mio marito e quello di mia madre. Li abbiamo consegnati ad uno dei due, ma l’altro diceva che voleva ancora soldi. A quel punto gli abbiamo dato i contanti che avevamo nei portafogli». Così facendoi banditi riescono a mettere insieme circa 1200 euro. «Quando l’altro rapinatore insisteva sui soldi, gli ho detto: “Ma ha visto gli orologi?”. Allora, quando si è accorto che erano di valore, il mio era un Rolex d’oro, si è un po’ calmato». Ma una calma apparente, che dura poco. La caccia ossessiva al denaro non è ancora finita. «Come segugi, hanno cominciato a guardare sotto tutti i quadri in cerca di altre casseforti: “Se le troviamo vi facciamo fuori”». È allora che arriva il momento più drammatico: Giuseppe Nista ha un principio di infarto. «Mio marito è cardiopatico, a un tratto si è accasciato. E io non ci ho visto più. Ho gridato ai rapinatori: “Fatemi chiamare l’ambulanza, mio marito rischia di morire”. Allora mi sono avvicinata al telefono col terrore di venire bloccata da loro. E invece mi hanno lasciato fare. Ho chiesto aiuto al 118 e quando mi sono rigirata i due non c’erano più: sono spariti scappando dalla stessa finestra del bagno del primo piano da cui erano entrati».
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