Gioco
Autogestione al via «Non è tempo perso ve lo dimostriamo»
Viaggio tra gli studenti delle scuole superiori «Cari professori abbiate fiducia nelle nostre idee»
LIVORNO. Ottobre è il mese delle autogestioni e nelle scuole impazzano cartelloni, striscioni e megafoni. «L’autogestione, a mio parere, è uno spazio sacrosanto. Non va toccata – spiega Virginia Ciangherotti studentessa del Niccolini Palli – i ragazzi vogliono l'autogestione per capire quanto sono responsabili, in grado di imparare da soli, quanto sono in grado di “auto-insegnarsi”. Noi facciamo autogestione per metterci alla prova e vedere cosa sappiamo creare partendo da una lista di idee», continua.
Al liceo Enriques, l'autogestione deve ancora iniziare ma l'obiettivo, come ogni anno, sarà informare i giovani. «Ci rendiamo conto o no che sono loro i futuri cittadini. L'autogestione aiuta a comprendere la situazione in cui siamo e quali sono i problemi del nostro governo, in particolare quelli che riguardano la scuola -attacca Leonardo Semboloni – per i ragazzi l'autogestione può rappresentare davvero uno spazio dove esprimere le proprie idee. Certo che deve esserci uno scopo, non solo delle ragioni precise. Sensibilizzare. Ecco cosa deve fare: avvicinare i giovani al mondo e agli avvenimenti della politica. Perché si capisca in che mondo viviamo».
Anche Matteo Giancotti racconta che «l'anno scorso vennero dei ragazzi dall'università di Pisa, a raccontarci come loro, laureati, non riuscissero a trovare un lavoro decente per la loro qualifica e inerente alla propria laurea. È stato uno choc. Abbiamo capito che il mondo non ci viene incontro, al massimo in scontro». E aggiunge: «Il ruolo dell'autogestione dovrebbe responsabilizzare, mettere in guardia, preparare. Se fatta intelligentemente è più utile di una lezione ordinaria».
Purtroppo, però, non c'è la giusta coscienza delle problematiche, e di conseguenza manca il corretto approccio. Ne parla Gianni Ruggi professore dell'istituto tecnico nautico Cappellini: «La scuola italiana versa in condizioni disastrose. In questi anni niente come un'autogestione vissuta correttamente avrebbe aiutato la situazione – spiega – le cose però non vanno così. L'equazione è autogestione = vacanza. Niente di più sbagliato. Interrompere le lezioni per corsi di attualità e di informazione? Perfetto, approvo a pieno; ma interrompere per perdere tempo, questo proprio no».
I ragazzi sembrano concordare: «È vero – conferma Camilla Tassara, studentessa del Cecioni – la maggior parte dei ragazzi la prendono come una pausa dalla scuola per divertirsi, una vacanza. Così tutto perde senso. Tutto inutile». Anche Virginia la appoggia, e spiega che «non si capisce che a fare così i professori perdono la fiducia in noi, nei nostri propositi, nelle nostre idee e convinzioni. Non ci prendono sul serio, ma per forza! Chi prenderebbe sul serio ragazzini che giocano “al gioco della panna” o a “fare i passaggi” col pallone in corridoio?».
«L'autogestione è un rito oramai – spiega Ruggi – e proprio perché sanno di averne diritto, ogni anno li esorto a sfruttarla al meglio. Che dimostrino che è uno spazio di libertà usato responsabilmente. A queste condizioni saranno sempre emancipati».
«Per ora i professori non hanno alcuna fiducia in questo spazio di autonomia dedicato ai ragazzi – sostiene Leonardo – loro procedono col programma anche con due gatti in classe. Alcuni danno per scontata la mala organizzazione e altri credono sia inutile a prescindere: del resto, a cosa potrà mai servire una cavolo di autogestione fatta in un liceo?». E a questo proposito Virginia controbatte «i professori spesso sconsigliano la partecipazione. Anzi boicottano questo progetto. Mettono compiti, talvolta ricattano; ma si sbagliano completamente: l'autogestione è un'esperienza che può far maturare, non va ostacolata. L'unico appello che mi sento di fare è proprio ai miei coetanei. Bruciare questa possibilità danneggia solo noi, e non perché ci tocca andare a lezione, ma perché sapere stare al mondo è importante tanto quanto filosofia, matematica e latino. Facciamoci prendere sul serio, dimostriamo di essere cittadini responsabili».
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