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Attentato a Equitalia c’è un altro indagato, perizia sulla bomba
È accusato come gli altri nove di danneggiamenti Rinviato al mese prossimo il test sull’ordigno inesploso
LIVORNO. C’è un nuovo indagato nell’inchiesta sull’attentato a Equitalia, avvenuto in via Indipendenza la notte del 12 maggio scorso. «Si tratta di un ragazzo sulla ventina», si limitano a dire dalla Procura. Tutto da chiarire, invece, il suo ruolo durante il blitz che ha fatto migliaia di euro di danni e messo a rischio i residenti del palazzo.
In questo modo salgono a dieci le persone iscritte nel registro degli indagati con l’accusa di danneggiamento a seguito di incendio e porto e uso illegale di armi in luogo pubblico. Il primo blitz da parte della polizia era avvenuto il 10 luglio quando gli agenti della Digos bussarono a casa dei ragazzi e delle ragazze che si presume siano coinvolte, a caccia di prove. Anche perché la versione degli inquirenti, fin dal giorno successivo alle perquisizioni, è sempre stata la stessa: «Non è escluso che alcuni di questi possano uscire dall’indagine com’è possibile che altri possano entrare. Così non sorprende che a distanza di due mesi e mezzo il pubblico ministero Antonella Tenerani abbia dato l’ok per aggiungere un nuovo indagato. Anche perché per oggi era stato programmato il test sull’ordigno ineploso per verificarne la potenza e i possibili danni.
«Su richeista di un avvocato – fa sapere chi indaga – è stato spostato al mese prossimo». Nessuno, a dire il vero, si aspetta grosse novità dai risultati, anche se una potenza inaspettata potrebbe perfino cambiare il campo di imputazione. Un’inchiesta, in ogni caso, non ancora finita. A dare una spinta consistente all’indagine sono stati da un lato i filmati registrati dalla telecamera puntata sulla porta d’ingresso di Equitalia e dall’altra le testimonianze di alcuni residenti che la notte dell’attentato, attirati dalle fiamme e dai rumori, si sono affacciati alla finestra e hanno visto «un gruppo di ragazzi a volto scoperto fuggire nelle diverse direzioni».
«Una notte di baldoria finita con due bombe e un incendio». È così che gli investigatori hanno sintetizzato quello che è avvenuto tra venerdì 11 maggio e sabato 12 maggio. L’identikit dei presunti colpevoli, le cui identità non sono mai state rivelate, sono comunque da ricondursi a simpatizzanti dell’aria antagonista. Due di questi vennero identificati il giorno stesso dell’attentato grazie alle immagine della telecamera. A tradire gli altri sette, ora diventati otto, sono stati i cocci sulle auto, registrate dalla stessa telecamera mentre passavano più volte da via Indipendenza e i messaggi che prima e dopo l’attacco alcuni dei componenti del gruppo hanno scritto sui social network prima di cancellarli.
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