Italia
Picchiati e rapinati nella villetta in centro
Terrore in casa dell’imprenditore Nista che con la moglie e due parenti stava guardando la televisione
LIVORNO. «Non mi prendere per il culo, siete la famiglia più ricca di Livorno, non ci credo che in casa abbiate solo una cassaforte. Adesso vieni giù con me e controlliamo se ce ne sono altre. Ma stai attento perché se mi hai detto una cazzata giuro che ti ammazzo».
Giuseppe Nista, 64 anni, ex presidente della Comet-Marini, società che si occupa di materiale elettrico, ha obbedito davanti alla minaccia di un cacciavite ed è sceso con uno dei rapinatori. «Se lo rivedo – ha detto la vittima – saprei riconoscerlo». L’altro bandito, invece, è rimasto al primo piano della palazzina chiara al numero 9 di via Del Bosco, strada che divide piazza Roma da piazza Attias, con la moglie dell’imprenditore, Patrizia, 62 anni, la mamma di quest’ultima, 88, e la zia del marito, che di anni ne ha 86.
Il terrore dentro ai cinquecento metri quadrati disposti su due piani e circondati da alcuni giardini è durato poco meno di un’ora. Sessanta minuti durante i quali i malviventi hanno picchiato i quattro, medicati per alcune ferite alla testa, prima di fuggire con circa 1200 euro in contanti, alcuni dollari e diversi gioielli.
Per tutta la notte la polizia, con una ventina di agenti tra personale delle volanti e della squadra mobile, ha dato la caccia ai banditi setacciando la zona intorno alla casa, ma dei malviventi per il momento non hanno trovato traccia.
Secondo quanto hanno potuto ricostruire gli investigatori, i due, uno dei quali con il volto scoperto, sarebbero passati dalla finestra del bagno al primo piano della villa. Prima avrebbero attraversato il giardino all’interno del convento di suore e infine si sarebbero arrampicati dalla vetrata che da sul retro.
«A quell’ora – racconta Renzo, il figlio della coppia arrivato con la moglie in via Del Bosco subito dopo l’allarme – i miei genitori erano in salotto e stavano guardando la tv mentre mia nonna e mia zia erano al piano terra».
Appena entrati i due rapinatori «uno più piazzato e l’altro un po’ più basso ma che parlava bene italiano», si sono avventati sui coniugi chiedendo il denaro. «Gli ho risposto – ha raccontato l’imprenditore anche agli inquirenti – che ero disposto a dare loro tutto quello che avevo ma di non farci male. Hanno risposto colpendomi con un cacciavite, poi per farci paura hanno provato anche a soffocarci con i cuscini».
I rumori che arrivavano dal piano di sopra hanno allarmato le due parenti che hanno deciso di salire. «Quando le hanno viste – prosegue Renzo hanno colpito anche loro». L’ex presidente della Comet a questo punto ha aperto la cassaforte dalla quale ha preso soldi orologi e brillanti dicendo che quello era tutto quello che aveva.
Evidentemente i due rapinatori non ci hanno creduto, così uno di loro ha sequestrato il sessantaquattrenne e lo ha portato nel seminterrato. «Era buio – ha detto l’uomo raccontando quei minuti – e ad ogni quadro che vedeva appeso al muro si fermava e lo alzava per controllare che sotto non ci fosse una cassaforte».
Alla fine i due sono tonati al primo piano. «Quando siamo arrivati su – ha raccontato l’uomo – mi hanno colpito di nuovo e a quel punto ho accentuato un malore e ho chiesto di chiamare l’ambulanza. Loro si devono essere impauriti e sono scappati passando sempre dalla finestra del bagno».
Dieci minuti più tardi in via Del Bosco era tutto un lampeggiare di luci: macchine della polizia e ambulanze. La caccia ai banditi era iniziata, mentre i quattro anziani venivano medicati prima di fare le valigie e andare a dormire altrove. «Per stanotte – dice il figlio – è meglio che stiano da noi. Sono stati feriti e sono sotto choc e hanno bisogno di tranquillità».
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