Toscana
I portuali vogliono le Crociere
La Compagnia si affida a uno studio di architetti e prova il salto dal settore commerciale: «All'Alto fondale le facciamo noi»
LIVORNO. Ora è per tutti l'Alto Fondale, ma domani o magari dopodomani potrebbe diventare il "Tuscany Watergate Terminal". Con un bel salto, e non per la mania di sentirsi international a colpi di anglicismi. È il progetto che la Compagnia portuale, per iniziativa della propria controllata Cilp, concessionaria dell'Alto Fondale, mette sulla rampa di lancio. Come dire: le crociere all'Alto Fondale? Ok, le facciamo noi.
Anche qui con un bel balzo: i portuali uscirebbero da una cultura professionale tutto merci per aprirsi al business delle crociere. Ma nel solco della strategia che ha sempre accompagnato i portuali dopo la trasformazione in impresa: allearsi con l'imprenditoria privata ovunque sia possibile e tutte le volte che sia possibile, pur di giocare il match da protagonisti.
Capiterà anche in questo caso spinosissimo? Probabile, visto che la realizzazione di un terminal di queste ambizioni presuppone una capacità di investimento che la Compagnia, alle prese con una cura drastica per risanare i conti in pesante affanno, difficilmente potrebbe reggere sulle proprie spalle da sola. Senza contare il problema del know how in un settore che ha a che fare con le banchine sì, ma è regolato da tutt'altre spinte.
È un bel salto anche rispetto alla (sterile) contrapposizionefra merci e crociere che, con istinto suicida, finora ha dominato la scena livornese: potrebbe spingere i vari contendenti a cambiare le strategie in questa partita a scacchi che ha in pugno un possibile motore di sviluppo futuro.
L'Alto Fondale è il lato nord del molo che, dirimpetto al Forte della Bocca (e alla "punta dei piloti"), sembra quasi abbracciare l'antico cuore acqueo del vecchio Porto Mediceo: è forse il tassello-chiave del nuovo Prg che, dopo i tentativi di Marcucci (2002) e Piccini (2006), il presidentissimo genovese dell'Authority, Giuliano Gallanti, è riuscito a mettere in pista.
È lì che dovrà espandersi il porto passeggeri per accogliere le crociere. È lì che si sono incrociate le spade fra la metà (o un po' meno) del porto che si occupa di turismo e l'altra metà (o parecchio di più) del porto che lavora sui traffici merci. È lì che sta il ring del duello per la precedenza negli accosti fra navi cargo di cellulosa e love boat di vacanzieri: con il dettaglio nient'affatto trascurabile che le prime erano in mano ai legittimi concessionari e le seconde erano in pugno a una società pubblica sì ma "ospite".
Il progetto, commissionato a Emanuele Colombi (giovane architetto livornese che si è fatto le ossa in progetti fra Emirati Arabi e Israele) in tandem con lo studio Arxx, mira a una realizzabilità a tempi brevi: 18 mesi di lavori per arrivare in tempo per la stagione crocieristica 2014.
Le "quantità" del piano indicano il ridisegno che coinvolgerà una superficie complessiva di 15mila metri quadri (con 2.500 metri quadri di piazzale polifunzionale, 4.500 di spazi per la sosta e 5.300 di aree di banchina, oltre a 1.550 metri quadri utilizzati per la viabilità di servizio).
Ma il cuore sono ovviamente i 1.200 metri quadri coperti da destinare alla "stazione". Da immaginare su quattro livelli (con 800-850 metri quadri nei piani dal primo al terzo): 25 i desk per il check-in, circa mezzo migliaio di metri quadri per la hall centrale, poco meno per gli spazi commerciali e un po' di più per l'area ristoro (oltre a 320 metri quadri di magazzino bagagli).
Queste però sono solo aride cifre. L'idea-identikit è sotto il segno della luce, dicono i progettisti: Tanto all'esterno (con un grande piazzale in testata lato bacino Santo Stefano che ha una banchina in legno e una striscia di spazi per starsene seduti a guardare il mare verso ovest) quanto all'interno (con una parte dell'ex magazzino Dole, 1.200 metri quadri su 4.500 come detto, verrebbe riconvertito a stazione passeggeri mentre il resto rimarrebbe adibito a traffici merci); la viabilità d'accesso anche per i bus sarebbe invece dal lato dell'attuale Calata Orlando).
In particolare il terminal si presenterebbe come una grande vetrata il cui spazio interno, scandito da una coppia di ballatoi su tre piani, offre ai visitatori un continuo affaccio verso l'acqua.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
