Il Tirreno

Livorno

«Noi quattro volte costretti a saltare la tappa livornese»

«Noi quattro volte costretti a saltare la tappa livornese»

I vertici del colosso Royal Caribbean lanciano l’sos sugli spazi e chiedono certezze «Una crociera non può fermarsi in rada ad aspettare che la banchina si liberi»

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LIVORNO. «Lo sa a quale programmazione stiamo lavorando adesso noi di Royal Caribbean? A quella del 2015: è così che funziona. Eppure a Livorno abbiamo la certezza di poter utilizzare l'accosto solo 24 ore prima dell'arrivo: e quest'anno per quattro volte le nostre navi sono state costrette a saltare la tappa livornese. Siamo contenti di lavorare su Livorno, abbiamo validi rapporti di collaborazione di lunga data con manager come Spadoni e Mazzei della Porto di Livorno 2000: ma se la città non prende consapevolezza delle scelte che deve fare, si pensa davvero che tutto questo possa avere un futuro?».

All'interno della squadra di manager di Royal Caribbean, il gigante internazionale delle crociere che è uno dei clienti-chiave del nostro porto passeggeri, Francisco Reddel ha la responsabilità operativa dell'area mediterranea: l'intervista potrebbe finire con questo interrogativo pesante come un macigno.

A spiegare che la fuga di Msc appena dopo aver messo gli occhi su Livorno come porto di imbarco, c'è il fatto che pure la Tui Cruises, una compagnia tedesca fifity-fifty fra Caribbean e Tui Ag, ha fatto la valigia e se n'è andata da Livorno.

Livorno è un grande porto croceristico per i numeri (un milione di turisti) ma senza esserlo: nel senso che ha solo un limitato spazio per il porto passeggeri. I vostri viaggiatori finiscono spesso fra container e magazzini merci. Non è granché come accoglienza...

«È ovvio che preferiremmo avere spazi esteticamente gradevoli e funzionali. Ma questo è solo il problema numero due...».

E allora, visto con gli occhi di chi organizza il mercato delle crociere, in testa alla lista dei guai targati Livorno cosa c'è?

«C'è la mancanza della certezza di poter fare affidamento sul fatto che la nostra nave potrà entrare in porto: una crociera non può fermarsi in rada un giorno ad aspettare che la banchina si liberi. E quest'anno a noi il problema su Livorno si è ripetuto quattro volte».

Saranno problemi che hanno anche altri scali, no?

«Mi spiace dirlo, ma francamente no. E lo dico guardando un po' a tutta l'area mediterranea. Solo negli scali greci può accadere qualche intoppo, però lì è la regolamentazione nella precedenza degli accessi che è diversa».

Non ci giri intorno: voi continuate a credere nelle potenzialità di Livorno o no?

«Continuiamo, ma occorre che la città mandi un segnale».

Segnale di cosa?

«Il nuovo piano regolatore costruisce una soluzione interessante, offre alle compagnie la possibilità di contare davvero su Livorno».

Questo significa prospettive di crescita anche della vostra presenza su Livorno? Potreste farne un porto strategico per gli imbarchi...

«Potremmo fare molte cose. L'importante è che Livorno, la sua gente, le sue istituzioni, tutti quanti insomma, capiscano che c'è un bivio: il business che attorno alle crociere c'è a Livorno può crescere, ma non è scontato che lo faccia».

Tradotto: può anche appassire per mettere radici altrove...

«Glielo dico con un esempio concreto, e parlo di una società come la nostra che continua a puntare su Livorno. Fino a due anni fa noi di Royal Caribbean imbarcavamo a Livorno il 60 per cento delle vettovaglie delle nostre navi, ora zero. Il motivo? Se c'è sempre l'incognita che la nave possa non avere la banchina, come posso io strutturare un sistema di approvvigionamento basato su una tappa che può saltare? E di riflesso: come posso prevedere qui l'imbarco di 200, 300 o 500 passeggeri se non ho la certezza assoluta di avere la banchina disponibile? Poi se ci sono i fiori e un terminal elegante è anche meglio. Ma dateci la sicurezza di avere gli spazi: ecco perché il Piano regolatore del porto è fondamentale. E prima si concretizza meglio è».

Mauro Zucchelli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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