Il Tirreno

Livorno

Il prossimo anno l’Italian Cruise day sbarca a Livorno

di Mauro Zucchelli
Il prossimo anno l’Italian Cruise day sbarca a Livorno

LIVORNO. Nella magnifica sala della Canaviglia, nel cuore segreto della Fortezza Vecchia, sotto gli occhi dei big delle compagnie armatoriali delle love boat (e del governatore Enrico Rossi), va in...

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LIVORNO. Nella magnifica sala della Canaviglia, nel cuore segreto della Fortezza Vecchia, sotto gli occhi dei big delle compagnie armatoriali delle love boat (e del governatore Enrico Rossi), va in scena la "messa cantata" del workshop con la firma in tandem dell'Authority e della Porto di Livorno 2000 dedicato alle crociere. In realtà, è soprattutto un paradosso: Livorno è uno dei principali porti croceristici d'Europa - è il nono su scala continentale, all'ottavo posto nel Mediterraneo e al quarto fra gli scali italiani - eppure in pratica non esiste.

Non è una battuta di spirito, visto che due navi su tre sono finite in accosti fuori dagli spazi dedicati al porto passeggeri : nel 2011, 158 all'Alto Fondale e 122 al Molo Italia, e nei primi nove mesi di quest'anno l'Alto Fondale ne ha ospitate perfino di più (174 fra quelle lunghe oltre 300 metri, 130 delle quali agli accosti 46-47). Tradotto: il 78 per cento dei turisti è transitato da banchine che in realtà sarebbero dedicate a traffici merci, parola di Porto di Livorno 2000, la società che gestisce lo scalo passeggeri.

Non è tutto: nel 61 per cento dei casi gli accosti all'Alto Fondale sono stati utilizzati da navi da crociera, dice Claudio Vanni, che all'Authority è il responsabile del nuovo Prg («come se nei fatti quelle banchine fossero già porto passeggeri prima ancora di vederlo decretato nero su bianco»). Di più: l'ammiraglio Ilarione Dell'Anna ricorda che le statistiche parlano del milione di turisti ma «c'è anche un milione di marittimi che arrivano qui».

Però se il workshop avesse dovuto limitarsi a snocciolare lamentazioni sulla "fame" di spazi da parte dei traffici passeggeri, non sarebbe stato necessario per Giuliano Gallanti e Roberto Piccini, i due registi dell'operazione, chiamare a raccolta i vertici delle istituzioni, a cominciare dalla Regione, per comprendere Comune, Provincia, Camera di Commercio e Capitaneria. In platea sia un grappolo di studenti (che con la Porto 2000 sperimenta stage per l'accoglienza dei turisti) sia una rappresentanza di operatori economici, due dei quali (Michel Nestour, vicepresidente di Carnival, e Francisco Reddel, responsabile di Royal Caribbean per il Mediterraneo) hanno sottolineato l'importanza di un Prg che nel porto di Livorno garantirà alle crociere gli spazi che gli armatori chiedono.

È il tempo delle scelte, il salmo l'hanno ripetuto un po' tutti. Come il presidente della Regione Enrico Rossi: «Agli armatori che vogliono puntare su Livorno dobbiamo dare risposte con un cronoprogramma certo e definito». Come il sindaco Alessandro Cosimi: «Smettiamola con il surplace, non si può continuare a buttare i palloni in fallo: non si può eludere una scelta che è politica nel senso migliore. Così come c'è da affrontare la questione del porto turistico e del rapporto con Azimut». Come il presidente della Porto di Livorno 2000, Roberto Piccini: «Crociere e cargo possono coesistere invece che impancarci in una sterile conflittualità, però le scelte vanno fatte». E se il presidente della Provincia Giorgio Kutufà è tornato a suggerire l'idea di una «holding delle infrastrutture» in nome di una alleanza che sappia scegliere, il numero uno della Camera di commercio, Roberto Nardi, invita a non premere l'acceleratore della privatizzazione della Porto 2000 prima di aver fatto le scelte che la valorizzino.

«Indietro non si torna», puntualizza Giuliano Gallanti, presidente dell'Authority. Ma ammette: a colpi di blitz non si va da nessuna parte e Palazzo Rosciano non è intenzionato a fare il rullo compressore contro nessuno. Anche perché - aggiunge - la concessione dell'Alto Fondale, il tassello-chiave, è in mano alla Cilp. Invece che la logica del muro contro muro, Gallanti dice di voler fare l'impossibile perché il dragaggio del Molo Italia lato nord possa permettere di traslocare lì i traffici di cellulosa. Idem per lo spostamento del Tco alla sponda est. Ce la farà? L'obiettivo esplicito è di fare in tempo entro la prossima stagione croceristica. Come? O riuscendo ad avere l'ok da Roma («ma non dipende da noi») o trovando soluzioni alternative per poter innescare l'operazione trasferimento riducendo al minimo i contraccolpi. Poi sbotta: «Miami è il più grande scalo crociere del mondo: il suo porto mangia al 75 per cento con i container ma tutt'attorno la Florida vive soprattutto delle love boat. Il porto, la città e la Toscana l'hanno capita la lezione?».

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