Gioco
«Disidratata, ma era ricoverata»
Il racconto di una cittadina: «Era stata visitata, l’abbiamo trovata semicosciente. Inaccettabile»
LIVORNO. Ha visto la madre che aveva quasi perso conoscenza nonostante fosse ricoverata in una struttura sanitaria, dove dovrebbe essere garantita ai pazienti tutta l’assistenza necessaria. Così Rossella Lilla ha deciso di lanciare un grido di allarme e raccontare quello che considera un caso di malasanità. «Il primo ottobre - spiega - mia madre, che ha 74 anni, è stata ricoverata all’interno dell’ospedale di comunità, al decimo padiglione, perché doveva effettuare una peg (gastrostomia endoscopica). Venerdì scorso (5 ottobre), la mattina presto è stata visitata da un medico che ha detto che sarebbe stata dimessa».
Fin qui niente di strano, anzi l’iter sanitario della signora poteva sembrare dei migliori. Il fatto è che a metà mattinata di venerdì la figlia Rossella va all’ospedale di comunità, probabilmente per prelevare la madre dato che il medico aveva stabilito la possibilità di dimissioni.
«Quando sono arrivata da mia madre - prosegue la donna - lei dormiva, ma non era un sonno normale. Sembrava solo parzialmente cosciente e non rispondeva». A quel punto la figlia ha dato l’allarme e ha chiesto che la donna venisse visitata con urgenza. «Tra l’altro a verificare le condizioni di mia madre - dice ancora Lilla - non è venuto il suo medico curante, ma un altro dottore che comunque ci ha detto che i parametri vitali di mamma erano normali». Il problema è che l’anziana, almeno secondo il racconto della figlia, continuava ad essere in uno stato di strano torpore, senza reagire agli stimoli esterni. Nel frattempo al decimo padiglione è arrivata anche l’altra figlia della paziente, che ha richiesto con forza che la madre venisse visitata. «A mezzogiorno - spiegano le due figlie - siamo riusciti ad ottenere la visita da parte di una dottoressa, che ha detto come effettivamente il sonno i cui era caduta mia madre non fosse normale». Quindi la donna è stata portata al pronto soccorso. «Senza contare - raccontano ancora le figlie - che è arrivata al pronto soccorso a mezzogiorno ed è stata visitata poco prima delle 20, è emerso che mia madre era disidratata e che il sodio e i sali minerali si erano concentrati al cervello e al cuore». Per i parenti dell’anziana è stata una doccia fredda. «Ci hanno chiamati - racconta la signora Lilla - e hanno detto che mamma aveva pochi giorni di vita. L’hanno trasferita a nefrologia, dove è stata due giorni in coma. Il personale del reparto l’ha curata in tutti i modi possibili, le hanno ridato la vita e per questo siamo grati a tutti». Infatti la donna lunedì scorso è uscita dal coma. «È viva- conclude la figlia -, ma non parla, non reagisce agli stimoli. È vero che mia madre, anche prima del ricovero all’ospedale di comunità, era sulla sedia a rotelle, non deambulante. Ma aveva reazioni, interagiva con l’esterno. Adesso no, e sembra che non possa migliorare. Quello che mi fa indignare è che la disidratazione è avvenuta all’ospedale di comunità. Se non ce ne accorgevamo la facevano morire disidratata. I medici hanno a che fare con persone, una diagnosi sbagliata si può capire, ma rischiare di morire di sete dentro a un reparto è inaccettabile».
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