Il Tirreno

Livorno

«Bonifica ok», ma mancano i certificati

«Bonifica ok», ma mancano i certificati

La scuola ha chiesto i documenti alla Provincia, si va verso un incontro con dipendenti e famiglie degli alunni

2 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. La pericolosità all’interno della scuola riconducibile alla presenza di amianto è «veramente residua», l’istituto è «sicuro e accessibile». Quello che mancano sono i documenti che lo testimoniano anche se la Provincia ha promesso di fornirli in tempi «molto brevi».

Sono questi i passaggi fondamentali del documento di due pagine che è stato firmato e messo agli atti al termine della riunione straordinaria convocata dalla nuova preside del liceo Enriques Simonetta Costagliola martedì scorso, 2 ottobre, e alla quale hanno partecipato, tra gli altri, anche i rappresentanti di Asl e Provincia.

All’interno c’è la richiesta da parte del dirigente che «sia fornita una dichiarazione di salubrità degli ambienti a garanzia che l’attività svolta nell’edificio non rechi danno alla salute dei lavoratori e di tutti gli utenti».

Nello specifico chiede di «visionare i certificati di restituibilità in quanto attestano l’avvenuta bonifica dell’area dei lavori».

Ecco perché molto probabilmente nei prossimi giorni sarà organizzato un incontro con i lavoratori, i rappresentanti dei genitori e degli alunni per informare tutti quanti sullo stato dell’edificio.

Al centro della polemica gli interventi alla pavimentazione che sono stati realizzati durante l’estate da parte della società Macchia srl e che hanno riguardato buona parte dell’istituto. «Lavori – si legge nel documento – legati nella maggior parte dei casi al rischio di inciampo dovuto alle mattonelle disconnesse ed in piccola parte anche alla presenza di amianto nelle mattonelle e nel collante».

Ad innescare i controlli e in seguito i lavori è stata la richiesta effettuata prima dalla scuola e poi dalla Procura dopo il decesso ravvicinato di due studenti a causa di un tumore.

Durante l’estate, dunque, al posto del linoleum è comparso in mille metri quadrati della scuola il pvc, mentre nelle zone dove la pavimentazioni presentava delle incrinature sono state messe delle toppe.

È toccato al responsabile dell’Asl che si occupa della prevenzione sui luoghi di lavoro spiegare perché il monitoraggio effettuato da Arpat su incarico della Provincia avesse delle «non conformità». In pratica le fibre di amianto disperse nell’ambiente invece di essere analizzate con una microspia elettronica, erano state eseguite con una microspia ottica.

In ogni caso si tratta di piccolezze procedurali, quello che conta è la relazione con la quale la responsabile dell’indagine incaricata dalla Procura ha informato la preside spiegando come «al termine dei lavori dovrà relazionare la Procura sullo stato di salubrità dell’edificio».

Ma allo stesso tempo nega come le patologie che sono state rivelate nei due studenti «fossero riconducibili ad una possibile esposizione a fibre di amianto». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini