Il Tirreno

Livorno

Il capo di Coop Italia denunciato per truffa

di Giulio Corsi
Il capo di Coop Italia denunciato per truffa

Domani l’udienza per il fallimento. E i soci chiedono il sequestro cautelativo dei beni e una sentenza sostitutiva del rogito

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LIVORNO. Domani il giudice Di Franco sarà chiamato a decidere su una delle istanze di fallimento più scottanti dell’ultimo decennio: quella nei confronti di Coop Italia. 25 milioni di euro di debiti, otto nei confronti dei suoi soci, tre nei confronti della Clc costruzioni e di un’altra serie di fornitori, 14 nei confronti delle banche. Soprattutto 78 famiglie che sognavano una casa, che l’hanno pagata, molte per intero, altre in parte, e che invece si sono trovate col cerino in mano e la possibilità, decisamente concreta, di aver perso tutti i propri soldi.

Dopo l’articolo del Tirreno di venerdì scorso, che ha alzato il coperchio su un crac tenuto misteriosamente sotto silenzio nonostante gli attori in campo, una serie di nuovi dettagli continuano ad emergere. In un mix di sentimenti da parte dei soci creditori: il terrore che domani venga decretato il fallimento, la rabbia di alcuni di essi per una serie di azioni legali tentate contro il presidente della Coop Mannelli alcune ancora pendenti, altre respinte, la speranza che decapitando l’attuale vertice della cooperativa qualcosa possa cambiare. E con la consapevolezza che il fallimento della cooperativa getterebbe molti sul lastrico, ma anche che, se non avvenisse, ciò non significherebbe la risoluzione di problemi. «E’ per questo - spiega un socio - che si spera che la giustizia, nel civile e nel penale, sia sensibile e accorta, oltre che celere ed equa nei suoi procedimenti».

200mila euro d’acconto. Le caparre incassate dalla Coop Italia sono arrivate a toccare otto milioni. La media per ognuno dei 78 soci fa 102mila euro. Ma adesso si viene a scoprire che ci sono soci che hanno pagato addirittura 200mila euro. Saldando cioè l’intero importo richiesto per l’abitazione senza poi vedersi rogitare l’appartamento. «Si va da chi, da tempo immemore, ha versato l'acconto, a chi è andato ben oltre, per buona fede e per ingenuità, continuando a versare quote a perdere, fidandosi delle suggestioni del Mannelli, come per via Goito, per arrivare a chi, con altrettanta buona fede e ingenuità, ha pagato a stato di ipotetico avanzamento dei lavori, fino a saldare o quasi l'intero importo, senza che a ciò corrispondesse per tutti né la continuazione né tantomeno l'ultimazione dei lavori», racconta un altro socio ascoltato dal Tirreno. E infatti tutti i vari cantieri si sono fermati più e più volte e sono destinati a restare fermi ancora a lungo nei tempi a venire.

Dal giudice. Se tre fornitori, a cui si è poi aggiunta Clc, hanno presentato istanza di fallimento, molti dei 78 soci si sono mossi negli ultimi tre anni sia penalmente sia civilmente. Alcuni hanno denunciato Mannelli per truffa e appropriazione indebita, altri si sono appellati all’articolo 2932 del codice civile, per ottenere l'esecuzione specifica dell'obbligo di concludere un contratto (una sentenza costitutiva del diritto di proprietà e sostitutiva del rogito), altri hanno presentato un esposto alla guardia di finanza con una denuncia di inadempienza tributaria, di inosservanza di norme e procedure, di inadeguatezza con le fiamme gialle che hanno eseguito una serie di controlli nella sede degli Scali delle Macine. L’ultima istanza depositata in tribunale è datata estate 2012: una richiesta di provvedimento urgente volto ad ottenere il sequestro conservativo dei beni di Coop Italia per la tutela del credito dei soci, sostenendo che il pagamento alla cooperativa dell'intero prezzo di acquisto da parte di alcuni soci fosse stato utilizzato dalla cooperativa non per ridurre la relativa e originaria ipoteca, ma per altri fini, probabilmente altri debiti contratti.

I casi più eclatanti. Via Goito rappresenta la punta dell’iceberg. L’ex proprietario del terreno è tra i creditori di Coop Italia, non avendo incassato quanto pattuito ma Mannelli ha già riscosso diverse rate degli appartamenti per ora disegnati solo su carta. Ai soci che si lamentavano ha proposto una permuta con Scali delle Macine, dove però il cantiere, fermo da tre anni, è appena al cinquanta per cento e dove gli appartamenti che nasceranno sono già gravati da una serie di ipoteche e dunque invendibili.

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