Il Tirreno

Livorno

L’abbraccio al Livorno tra foto, applausi e cori

di Alessandro Bernini
L’abbraccio al Livorno tra foto, applausi e cori

Nicola a bocca aperta per l’accoglienza: «Non sono sorpreso, sono estasiato...» Entusiasti tutti i giocatori amaranto, mentre Dionisi vince l’oscar dell’inno

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LIVORNO. «Non sono sorpreso, sono estasiato...». Sta calando la sera, Davide Nicola imbocca l’uscita della piazza, decine di tifosi lo bloccano per una foto o anche solo per una pacca sulla spalla. «Questa gente merita davvero il meglio, e il mio Livorno dovrà sempre dare l’anima per loro».

Nel suo primo giorno a Livorno, Nicola espresse un concetto: dobbiamo ritrovare il senso di appartenenza a questa maglia. Ieri l’ha scovato in tutto il suo splendore. Era davanti a lui, negli occhi di quei 3mila tifosi accalcati per dire “noi ci siamo, orgogliosi e fieri”.

Uno spettacolo da brividi. Che inizia alle 18.20, quando dalle balaustre spuntano una ventina di maglie amaranto. Ci sono tutti: giocatori e staff del Livorno, con completo d’ordinanza. I ragazzi della Curva nord improvvisano una sorta di servizio d’ordine, regge tutto alla perfezione, crolla solo il silenzio perché quello va in frantumi a suon di cori. Come si voleva, come si sperava. C’è l’inno “Baldi e fieri” ed è un piacere vedere Federico Dionisi che lo canta dalla prima all’ultima strofa, senza un’incertezza. Sul palco Leonardo Fiaschi impone il ritmo. Un fenomeno. Brillante, lucido, tifoso, furbo, ruspante.

Guardi i giocatori e ti accorgi che si danno di gomito, come a dire «ma ti rendi conto quanta gente c’è?». Si alternano al microfono in tanti, da Luci a Mazzoni, da Emerson a Siligardi, da Dionisi a Paulinho. Il capitano ringrazia: «Lo scorso anno è stata dura giocare con una curva mezza vuota, adesso scendiamo in campo sapendo che dietro di noi c’è tanta gente pronta a spingerci». Lì vicino il compagno-amico Luca Mazzoni annuisce: «Il Livorno va vissuto allo stadio, non alla televisione. Vedervi così in tanti è per noi un motivo d’orgoglio».

Parole e cori scivolano via in un cielo reso amaranto dai fumogeni, mentre intorno al palco sventolano le bandiere. «Livorno è la mia vita, non solo alla partita, io sarò con te», cantano gli ultrà. È la festa della curva, di chi vuole rialzare la testa. Ma a due passi dai giocatori ci sono anche tanti bambini, famiglie, che hanno voluto sposare questa bella idea della Nord. Un paio di ragazzini ricevono anche il microfono per parlare. «Volevo dire a Nicola che deve vincere contro lo Spezia». Un ordine più che una domanda, ma rende benissimo l’idea.

Siamo già oltre le 19, la squadra deve salutare e andare in ritiro. Fiaschi sul palco lancia un provocatorio «ma allora ci si va in serie A?». E Nicola risponde secco e lucido, come sempre: «Io vi prometto che daremo ogni giorno il massimo e garantisco che questi ragazzi non si tirano mai indietro. Fare altre promesse sarebbe da deficienti e non sarebbe rispettoso, anche per voi». Applausi. E nuovi cori. Mentre i giocatori tornano verso il pullman, con la sensazione di aver scoperto che un’altra Livorno è possibile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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