Il Tirreno

Livorno

«Non abbiamo liquidità pronti per il concordato»

di Federico Lazzotti e Giulio Corsi
«Non abbiamo liquidità pronti per il concordato»

Il legale della società: «Al giudice chiederemo il rinvio, per via Goito tempi lunghi» Ma tra i creditori c’è pure il proprietario del terreno che non è stato saldato

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LIVORNO. E’ da poco passato mezzogiorno quando dallo studio Vitti e Guerrini escono uno alla volta i vertici della Coop Italia, la società di costruzione al centro delle polemiche e dei debiti per aver iniziato numerosi lavori in città, il più discusso dei quali sugli Scali delle Macine, senza riuscire, soprattutto negli ultimi due anni, a consegnare quanto promesso, tanto che il tribunale ha fissato per mercoledì prossimo l’udienza nella quale si discuterà il fallimento.

Dietro al presidente Mauro Mannelli, 65 anni, pantaloni neri e camicia a righe bianche e celesti, ci sono anche i rappresentati della Clc, la ditta di costruzione che si è inserita per ultima nella procedura fallimentare per un credito stimato che si aggira tra i due e i tre milioni di euro.

Ma l’unico a parlare, dopo un’ora e mezzo di riunione, è il legale della cooperativa, l’avvocato piombinese Franco Balestrieri.

«Questo incontro – dice – era in agenda da tempo ed è servito per fare il punto della situazione e pianificare una strategia che possa arrivare a soluzioni favorevoli sia per i soci che per i creditori».

Dopo aver discusso dei conti l’idea è quella di presentare al giudice Luigi De Franco una richiesta di proposta di concordato. «Per farlo però – prosegue l’avvocato – i tecnici avranno bisogno di qualche settimana in più per perfezionarlo, ecco perché alla prima udienza chiederemo un rinvio. In ogni caso durante la riunione abbiamo già avuto l’ok dai creditori, sia dalla Clc che dagli altri».

La linea difensiva della società è semplice: «Il problema della cooperativa in questo momento è la liquidità», sottolinea il legale. Che però nonostante cantieri fermi ovunque, lavori mai iniziati in via Goito, 78 soci disperati, nega la drammaticità della situazione: a fronte di debiti che secondo Coop Italia si aggirano sui 13 milioni di euro (a cui vanno aggiunti quelli nei confronti dei soci che hanno versato otto milioni di acconti), secondo l’avvocato Balestrieri esiste un patrimonio stimato che sfiora i trenta milioni, dunque più del doppio. «Tra l’altro questa situazione è emersa negli ultimi due anni anche in concomitanza con la crisi che ha portato ad un invenduto esagerato», dice l’avvocato.

Resta una certezza: ad oggi, sempre che tutto vada per il meglio e non venga decretato il fallimento, i cantieri che la Coop Italia ha sparsi per Livorno sono destinati a restare bloccati. Tra questi ovviamente c’è il complesso di via Goito che, per avere il via dal Comune, come ricordava l’assessore Mauro Grassi ha necessità di una fideiussione da quasi tre milioni di euro come garanzia sugli oneri.

Ma su via Goito va detto che tra i creditori c’è ancora il proprietario del terreno su cui Coop Italia voleva costruire. Difeso dall’avvocato Marco Pacini, non fa parte del gruppo di coloro che sono andati in tribunale, ma è tra quelli in attesa di essere saldati. La situazione insomma fa acqua da molte parti.

Su via Goito adesso Coop Italia mette sul tavolo anche una soluzione alternativa: «Non escludiamo – insiste Balestrieri - di poter cedere quella lottizzazione, ma per adesso l’idea è quella di ripartire da lì, perché secondo lo studio fatto dai commercialisti la costruzione porterebbe ad un pareggio di bilancio o addirittura di guadagno». Mentre la macchina giudiziaria comincia a muoversi ci sono decine di famiglie in attesa del tetto che in gran parte hanno già pagato. «A chi lo vorrà proporremo di spostarsi negli immobili ultimati sugli Scali delle Macine», aggiunge confermando quanto scritto ieri dal Tirreno. Ma dimenticando una cosa: Scali delle Macine è solo al 60% del cantiere e il problema della Coop in questo momento è riuscire a rogitare per colpa di una serie di ipoteche che gravano sui suoi edifici.

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