Il Tirreno

Livorno

Addio Dino Soldaini maestro della lenza Caccia&pesca in lutto

di Federico Lazzotti

È stato proprietario dello storico negozio in via Grande Negli anni Sessanta fu campione di bolentino e canna fissa

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LIVORNO. Negli anni Sessanta era considerato il maestro della lenza italiana, in mano potevi mettergli il bolentino oppure una canna fissa e il risultato non cambiava: buttava l’esca e tirava su una preda. «Serve fortuna, non doti particolari», rispondeva ai complimenti con l’ imbarazzo di un uomo da sempre riservato e taciturno.

Tra i suoi record è rimasto negli annali quello ottenuto nel mare di Civitavecchia quando proprio con la tecnica del bolentino, assieme al compagno di squadra, catturò 450 pesci in tre ore, con una media di sette prede al minuto, senza fermarsi mai per i 180 minuti più pescosi della storia della pesca italiana.

È così che Dino Soldaini, scomparso ieri a 90 anni, conquistò una delle centinaia di medaglie ai campionati italiani a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Di quella passione che gli aveva attaccato il padre Cesare, capostipite della famiglia, ne aveva fatto il suo mestiere, titolare fino al 1986 del negozio Soldaini caccia&pesca prima di passare la mano ai due figli Alberto e Marco, che alla fine del 2005 diedero l’addio alle armi concentrandosi nella grande distribuzione.

Ogni tanto, però, nonostante avesse passato la mano, potevi trovarlo in negozio e ascoltare qualche aneddoto sui centonove anni di storia del negozio, premiato nel '97 dalla Camera di Commercio con la medaglia d'oro per un secolo di attività.

La dinastia Soldaini l’aveva aperta Cesare, non ancora diciottenne, quando l'armaiolo dove era ragazzo di bottega gli regalò l’attività, «perché aveva le mani d'oro», ricordava Dino. Ma non essendo ancora maggiorenne, a quel tempo era necessario aver compiuto 21 anni, servì un decreto del prefetto, appassionato di armi, per permettergli di mantenere l'attività a suo nome.

«La caccia nei primi del Novecento - raccontava Dino - era una passatempo riservato ai gran signori che venivano in negozio con la carrozza a comprare le cartucce e andavano a caccia nelle riserve e nelle ville». Di quel gruppo di appassionati faceva parte anche Giacomo Puccini che da Soldaini comprò due fucili fatti a mano, oggi esposti nella villa-museo del compositore.

Dino subentrò al padre negli anni Quaranta. «Ma durante la guerra - ricorda - il negozio dovette chiudere. E allora aprimmo una gelateria in via del Larderel dove si comprava il gelato più buono della città».

Livorno diventò la capitale del commercio. E due, solo due, erano le armerie in Toscana. Anche per questo fare una stima della merce venduta in 109 anni è un'impresa impossibile.

Fu in quel periodo che arrivò il reparto pesca grazie all'invenzione del nylon perché, fino a quel momento le lenze si facevano rubando le code delle cavalle e intrecciandole tre per volta. In quegli anni Soldaini diventò “caccia e pesca”. E la caccia divenne una passione per tutti. Dino lo trovavi dietro al banco dritto come se in mano avesse un canna e stesse per buttare l’amo. L’ultimo saluto al maestro della lenza oggi pomeriggio alle 15 nella cappella della camera mortuaria. A salutarlo tutta la famiglia, compresa l’ultima arrivata in casa Soldaini, la piccola Sara, figlia della nipote di Dino.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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