Gioco
In crisi da tre anni ma continuavano a chiedere soldi
Una storia avvolta nel silenzio nonostante il caos politico riguardante la variante di via Goito e i soggetti coinvolti
LIVORNO. Una storia avvolta nel silenzio. Misteriosamente tenuta nascosta. Il crac della Coop Italia racchiude contorni per molti versi tuttora sconosciuti. E apre una serie di interrogativi ad oggi senza risposta. Uno su tutti: possibile che un buco da oltre venti milioni di euro, 78 famiglie che hanno accumulato un credito da otto milioni, una decina di avvocati sguinzagliati per far recuperare i crediti ai fornitori beffati, una delle più grandi coop di costruzioni coinvolte, tutto questo possa essere stato protetto sotto la parola riservatezza per due, tre anni? Possibile che affrontando la questione di via Goito di cui il consiglio comunale ha dibattuto per mesi e che coinvolge a pieno la Coop Italia, nessun consigliere e nessun amministratore sia stato informato della situazione e abbia alzato il coperchio a una vicenda così grossa? Strano.
Eppure i primi segnali che qualcosa nei conti di Coop Italia non tornava sono datati 2010. Quando il presidente della Coop Mannelli convocò un gruppo di soci annunciando piccole difficoltà con Clc, la quale nel marzo di quell’anno aveva bloccato i lavori sugli Scali delle Macine, che lo stesso Mannelli aveva giustificato ai soci con problemi legati ad una gru.
A dicembre invece Mannelli ammette i problemi finanziari ma li definisce piccoli e chiede loro altri soldi. I soci indagano e scoprono che il piccolo problema con Clc è rappresentato da un decreto ingiuntivo presentato a settembre per un milione e mezzo di euro. Non proprio noccioline.
In qualche modo tuttavia la situazione resta nel silenzio e viene ben camuffata dai rappresentati della Coop. Non si spiegherebbe altrimenti che alcuni acquirenti di via Goito abbiano continuato a versare quote ancora alla fine dell’anno scorso con i lavori mai partiti. Né che il consiglio comunale quest’estate ancora discutesse nel merito della variante senza entrare nella questione degli attori in campo.
«Il ruolo pubblico deve vigilare sugli oneri di urbanizzazione e noi lo faremo - sottolineava ieri l’assessore Mauro Grassi -. La convenzione con Coop Italia non è ancora stata firmata ed è legata ad una fidejussione di tre milioni e trecento mila euro a garanzia degli oneri di urbanizzazione che la società deve fare. E’ chiaro che se le banche non daranno la fidejussione la convenzione non sarà firmata e i lavori non potranno iniziare. Per noi Coop Italia ha fatto la domanda nei termini giusti, aveva i titoli ed era dunque giusto accoglierla. Adesso deve presentare la fidejussione».
(g.c.)
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