Gioco
Il vescovo cita Berlinguer
LIVORNO. «Non dovrebbero più esistere i politici di professione. Gli ultimi scandali nazionali sono attentati alla democrazia». E ancora: «Berlinguer morì facendo un comizio, il ministro Bisaglia...
LIVORNO. «Non dovrebbero più esistere i politici di professione. Gli ultimi scandali nazionali sono attentati alla democrazia». E ancora: «Berlinguer morì facendo un comizio, il ministro Bisaglia cadendo da uno yacht: c'è una bella differenza».
Sono alcune, frasi pronunciate da monsignor Simone Giusti a Palazzo Granducale, durante la conferenza tenuta dal colonnello Benedetto Lipari (comandante provinciale della Guardia di Finanza) organizzata dal Serra Club di Livorno e intitolata "Pagare le tasse è un dovere anche etico?". Il vescovo ha criticato senza giri di parole l'attuale modo di fare politica, e la mancanza di valori etico-cristiani che mette in pericolo la sopravvivenza della democrazia.
La prima provocazione, in apertura dell'incontro (erano presenti molte delle più alte cariche istituzionali e delle forze dell'ordine), in verità, è stata fatta dal presidente della Provincia Giorgio Kutufà, che si è chiesto se non ci sia anche «qualche responsabilità della Chiesa cattolica sul tema dell'evasione fiscale" e se "la Chiesa non sia un po' latitante nel creare una coscienza di fondo».
«La Chiesa cattolica c'è anche in Austria - risponde monsignor Giusti - ma lì le tasse si pagano, perciò non è questa la ragione». Il vescovo aggiunge: «Le istituzioni sono libere di aumentare la tassazione nei confronti della Chiesa. Ma si sappia che così diminuiranno le possibilità della Chiesa di prestare i tradizionali servizi sociali e assistenziali».
L'affondo del monsignore arriva sulla politica: «Oggi vige la cultura del furbetto. Ma dove sta il furbetto? Nel locale che non emette lo scontrino, o nei palazzi della Regione dove ci si appropria di denaro pubblico?». «Chi ruba una mela è un ladro - prosegue - chi ruba un miliardo è un affarista". Ancora: "Chi scende in politica dovrebbe presentare un atto pubblico, far conoscere il proprio reddito e impegnarsi a mantenerlo inalterato durante il mandato».
Il colonnello Lipari, dal canto suo, non si è limitato a spiegare perché «pagare le tasse è un dovere etico», ma si è occupato anche dell'uso corretto di denaro pubblico da parte dello Stato e del comportamento dei funzionari dell'amministrazione finanziaria, sottolineando la delicatezza del compito di chi lavora negli uffici esattoriali e di chi è deputato al controllo delle evasioni.
Emblematico, infine, il discorso di Papa Pio XXII, ricordato dal comandante della Guardia di Finanza: «L'imposta non può diventare un mezzo per i poteri pubblici per colmare l'ammanco causato da un'amministrazione imprevidente. Lo Stato deve astenersi da qualsiasi spreco di denaro pubblico». Una frase che risale al 1956.
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