Il Tirreno

Livorno

«Coinvolgere i ragazzi? Qui è un’impresa anche per Renzi»

«Coinvolgere i ragazzi? Qui è un’impresa anche per Renzi»

L’allarme dell’assessore fiorentino Mauro Grassi: «Depressione e poche ambizioni, Livorno è la città della slow life»

3 MINUTI DI LETTURA





di Juna Goti

«Anche uno come Renzi a Livorno fa fatica ad avvicinare i giovani. E il problema non è solo del Pd...». Il fiorentino Mauro Grassi - oggi assessore all’urbanistica del Comune di Livorno, ma per molti anni dirigente della Regione – è forse il volto istituzionale che più si è speso lungo la costa per promuovere la politica di Matteo Renzi.

Mentre i bersaniani provano a sfoderare le armi giovani del partito, lui - “livornese” di adozione e padre di 5 figli dai 10 ai 27 anni - lancia un sos che va oltre lo scontro Renzi - Bersani. «Sono stato a Piombino, Rosignano, Cecina per la campagna di Renzi – racconta – e devo ammettere che a Livorno abbiamo avuto qualche difficoltà ad avvicinare i giovani. Ha detto la verità Zucchelli quando ha scritto sul Tirreno che alla presentazione del comitato cittadino c’erano parecchi capelli bianchi: ho scherzato coi colleghi dicendo che ci toccherà farci la tinta nera. Ma la cosa è seria...».

«Purtroppo sia di qui che di là – dice riferendosi al fronte Bersani e al fronte Renzi – di giovani e facce nuove se ne vedono pochi. I ragazzi sono in tutt’altre faccende affaccendati. La mia impressione è che il problema non sia del Pd, ma della città. Se fossimo negli anni Ottanta con la gente presa dalle professioni, dalla voglia di far carriera, insomma se fossimo di fronte a un atteggiamento culturale nuovo, capirei. Ma qui c’è soprattutto una grande depressione giovanile».

Secondo Grassi, «ricerche e sondaggi ci dicono che in generale in Toscana i giovani vivono bene, hanno pochi contrasti con i genitori. Questo è un bene per le famiglie - parlo da parte di cinque figli - ma non lo è sempre per la società, se si traduce in acquiescenza. Qui non vedo tanti giovani che spingono per cambiare, che magari hanno voglia di trasferirsi, di crescere».

Ma se il problema non fossero i giovani, ma questa politica? Anche fuori dai partiti, in città, ci sono ragazzi e movimenti attivi, in campo culturale, sociale e politico (vedi le attività organizzate all’ex caserma Del Fante). «Ma sono esperienze marginali – controbatte Grassi – e comunque spesso mosse da gente che ha la mia età, che si è formata negli anni Sessanta e Settanta. Pensiamo ai comitati: qui ce ne sono mille, ma ogni volta che ne incontro uno vedo tutti pensionati o giù di lì».

«A volte ho l’impressione – chiosa – che Livorno sia la città della “slow life”: la gente, se può, si gode la vita. Per carità, fa bene. Ma in generale quando il cittadino va “slow” bisogna che la macchina sia “fast”, vada bene e veloce, altrimenti non arriva da nessuna parte. Qui la tecnica del rimando, del “tanto lo farò domani”, non è solo della pubblica amministrazione (Comune, Provincia...), ma fa parte della mentalità diffusa. I giovani, è vero, sono oberati dal debito che hanno lasciato quelli della mia generazione, l’economia non tira e il lavoro non c’è. Così forse in molti si siedono su uno stile di vita piacevole ma basso, aspettando che il babbo lasci loro la casa». «Mi piace Renzi – chiude – proprio perché prova a guardare oltre questa depressione, a lanciare il sasso nello stagno per smuovere energie nuove. Il nichilismo sociale è tremendo, è la prima cosa che dobbiamo combattere».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web