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Livorno

Bic senza futuro, ma è giallo sul bando

Bic senza futuro, ma è giallo sul bando

Sei dipendenti in cassa integrazione, 500mila euro di debiti. Attacco Idv: «Il ruolo della Camera di Commercio non convince»

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LIVORNO. «Ad oggi non ci sono sbocchi per una ripresa della società». «Ci sono enormi difficoltà, e la cassa integrazione è una sconfitta». Sono le dichiarazioni, per nulla ottimistiche, rilasciate rispettivamente da Riccardo Vitti, presidente di Spil, e Darya Majidi, assessore al lavoro e alla semplificazione, in merito a Pst-Bic (Polo scientifico tecnologico – Business innovation center).

La società, che offre attività di formazione, è partecipata al 100% da Spil (che a sua volta è di proprietà pubblica per l’85%) e ieri mattina è stata al centro dei lavori della prima Commissione consiliare, che ha ripercorso le vicende poco incoraggianti dell’ultimo periodo.

Nel maggio scorso Pst-Bic ha infatti partecipato a un bando di gara indetto dalla Provincia, per la gestione del servizio “Sportello imprese” (già gestito da Bic dal 2000). La gara, però, è stata vinta da un’Associazione temporanea di imprese concorrente. La perdita del bando ha avuto forti ripercussioni su Pst-Bic: la più grave è stata la messa in cassa integrazione delle sei lavoratrici.

Dall’interpellanza presentata dai consiglieri Idv Lorenzo Del Lucchese e Andrea Romano emergono però alcuni importanti retroscena. Primo su tutti: nell’Ati che ha vinto la gara c’è la società fiorentina Leman, ma anche (e qui sta il punto) la Camera di Commercio di Livorno. La stessa Camera di Commercio che è tra gli azionisti di Spil, e dunque collegata a Pst-Bic.

Inoltre, proprio Pst-Bic avrebbe circa 500 mila euro di debiti, ma una sua partecipata al 100%, la Compolab (che offre attività di ricerca nel campo dell’automotive) è contabilmente sana. Sarebbe perciò allo studio l’ipotesi di liquidare Pst-Bic e privatizzare la Compolab.

Del Lucchese e Romano avanzano una serie di questioni al riguardo.

«Come mai – sottolineano i consiglieri Idv – la Camera di Commercio ha partecipato alla gara sia come socio di Spil che come associata a una concorrente? È singolare che, per lo stesso bando, si sia schierata con due squadre diverse». Gli altri consiglieri condividono la stessa perplessità. Anche il capogruppo Pd, Massimo Gulì, si domanda: «Perché uno dei soci fa un percorso parallelo, e non univoco, rispetto a Pst-Bic?». «Il Comune – risponde la Majidi – non aveva voce in capitolo sulla gara. E quando c’è un bando può capitare che alcuni soggetti gareggino con più realtà».

Le preoccupazioni si concentrano poi sul futuro delle sei lavoratrici. «Cosa avverrà dopo la cassa integrazione?», si chiedono Tamburini (Pdl) e Cannito (Città Diversa). «La perdita dei posti di lavoro sarebbe una sconfitta – aggiunge Gulì – dobbiamo cercare una strada per il reintegro».

«Stiamo facendo il possibile – spiega il presidente Vitti – per trovare un nuovo impiego alle dipendenti presso aziende che svolgono attività simili a Bic».

Le risposte non soddisfano però i consiglieri di opposizione, che rivolgono critiche sia all’amministrazione, colpevole a loro avviso di non riferire in Consiglio le vicende riguardanti le partecipate del Comune, sia ai vertici delle stesse partecipate (con Vitti c'erano il direttore di Spil Sergio Franceschi e l’amministratore unico di Pst-Bic e presidente Compolab Maurizio Buratti), per non aver fornito i dati relativi alle società.

«Torniamo a casa con un pugno di mosche – polemizza Romano – Senza aver visto neanche un documento ufficiale. Resta l’idea che Pst-Bic sia stata abbandonata per puntare tutto sul cavallo vincente, la Compolab. L’assessore minimizza sul comportamento della Camera di Commercio, ma qui non si parla di un privato, bensì di un ente pubblico. E ora ci sono sei persone che rischiano il posto di lavoro».

Giorgio Carlini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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