Il Tirreno

Livorno

Appartamenti di lusso dove c’era la discoteca

di Giulio Corsi
Appartamenti di lusso dove c’era la discoteca

La nuova vita del Cantuccio vent’anni dopo il fallimento. Una storia travagliata, dal ristorante macchiato di sangue al boom della discoteca, dal night al locale gay fino all’abbandono. Ora al suo posto è nato un condominio con vista mozzafiato e prezzi che partono da mezzo milione di euro

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LIVORNO. Per un decennio il Cantuccio è stato la discoteca di Livorno. Erano gli anni Ottanta, anzi era la fine dei Settanta, e nel salone che un tempo era stato ristorante, con le sue vetrate affacciate sul mare e sulle terrazze nascoste tra i boschi, centinaia di livornesi decidevano di passare le serate dei loro sabati e i pomeriggi delle loro domeniche. Oggi, trent’anni dopo quegli anni mitici, ma anche vent’anni dopo un lunghissimo periodo di inattività in cui il Cantuccio era diventato un rudere, al posto della discoteca, del ristorante, delle macerie, nasceranno, anzi sono già nati, sette appartamenti di lusso. La scorsa settimana l’inaugurazione, organizzata dal costruttore Carlo Bedarida. Che già aveva trasformato in villa un altro pezzo di storia della musica livornese, il Maroccone, ribattezzato Relais Cala dei Mori.

Arcipelago di Monti, è invece il nome scelto da Bedarida per il Cantuccio. Certo, c’è da giurare che quella zona, immersa nei boschi a due passi dal mare, per i livornesi resterà sempre il Cantuccio. E passando da lì, sarà difficile a tanti cinquantenni e sessantenni non ricordare gli anni mitici della discoteca sotto le stelle a pochi passi da casa, il boom della discomusic, di I will survive e qualche anno dopo di I like Chopin. E poi la fila di auto parcheggiate che si dipanava per centinaia di metri sul viale del Tirreno, tra Antignano e Montenero, le piazzole sterrate prese d’assalto fin sotto al monumento a Ciano, la pedana del dj in mezzo alla sala e tutto intorno le poltroncine di velluto.

«In quegli anni il Cantuccio se la giocava col Ciucheba e col Frumpy, ma i livornesi, soprattutto la domenica andavano lì, una bevuta di due ore, buona musica, bella gente, tanta disco e qualche lento - ricorda Massimo Del Moro, giornalista, frequentatore storico dei locali della costa -. Tutto iniziò dal piano bar che Daniele ed Enrico Corsi, i proprietari avevano iniziato ad abbinare al ristorante, sfruttando la location splendida di quel posto. Le serate ricordavano molto quelle passate sulla terrazza del Ciucheba. L’arredamento interno era ruspante ma allo stesso tempo alla moda, ricordo che si entrava da un mini ingresso che si affacciava sulla strada, poi si percorreva una piccola scala che portava alla cassa e subito dopo c’era il salone con le sue grandi vetrate affacciate sul mare. Fuori un piccolo giardino, una terrazza meravigliosa e poi altre scalette da cui si scendeva attraverso il bosco in una piazzola attrezzata per gli snack. Tra i dj ricordo Maurice Yesterday e poi Alex Coveri».

Per quindici anni il Cantuccio visse alti e bassi clamorosi. Il boom fino al 1983, poi il vuoto, poi una timida ripartenza nell’85, un nuovo down, e un nuovo boom nel 1988. E nel frattempo la trasformazione, brevissima, del locale in night, il Cristal, e alla fine degli anni Ottanta l’ultimo tentativo di dargli un’identità ribattezzandolo All’Incontrario e riservandolo ad un pubblico gay. Andò male e per quasi vent’anni il Cantuccio rimase chiuso dentro ai suoi ricordi, ai suoi successi, alla sua storia. Maledetta, per qualcuno, macchiata dal sangue di un incidente che alla fine degli anni Sessanta si prese i titoloni dell’allora Telegrafo e fece tanto parlare la città: il titolare morto dissanguato nella cucina del ristorante, dopo essere stato trafitto da un coltello nella pancia, con la moglie, unica presente in quel momento, finita sul banco degli imputati e poi assolta.

Negli ultimi vent’anni il Cantuccio sembrava davvero un luogo maledetto. Passavi di lì e ti chiedevi perché nessuno aveva pensato a far ripartire quel locale o a sfruttare quella struttura in qualsiasi modo. La risposta stava nella situazione giudiziaria dell’immobile, finito all’asta per fallimento e sottoposto ad esecuzione immobiliare.

«Nel 2004 l’abbiamo liberato da ogni vincolo delle banche, nel 2006 abbiamo avuto la concessione ma in contemporanea abbiamo avuto anche quella per Cala dei Mori, l’ex Maroccone», racconta Bedarida.

La vecchia discoteca è stata rasa al suolo, la collina scavata, «ma con interventi di consolidamento non invasivi», sottolinea il costruttore.

L’entrata nell’Arcipelago è affascinante: subito dietro al cancelletto appare una passerella di legno che sembra un trampolino sul mare. Da lì si accede ai sette appartamenti, tutti indipendenti, nell’ingresso e nelle terrazze, una superficie che varia da 130 a 230 metri quadri e prezzi che partono da 540mila euro.

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