Gioco
Addio a Tuoni con la “Tuaca” portò Livorno in America
L’imprenditore è scomparso all’età di 73 anni Il suo nome legato al marchio Tuoni&Canepa e allo sport
LIVORNO. Racconta la figlia Virginia mentre il suo bambino che ha chiamato Enrico, come il nonno, piange in salotto: «Mio padre era un grande amante della vita, per questo l’ha sempre vissuta al massimo. Ma era anche un generoso, sempre disposto ad aiutare gli altri». Enrico Tuoni se n’è andato domenica sera a 73 anni dopo una malattia che lo aveva costretto negli ultimi mesi a rinunciare ad una delle sue tante passioni: la tavola.
Spedizionieri, amante dello sport, era stato presidente della Labronica Corse cavalli di cui era ancora del consiglio di amministrazione e anima nella dirigenza che portò la Libertas Livorno di Fantozzi e Alexis ad un passo dallo scudetto del basket, ma il suo nome era legato soprattutto all’abbinamento con Canepa.
Insieme Tuoni&Canepa hanno fatto di un marchio nato in città un simbolo che attraverso prodotti come la “Tuaca”, una sorta di cognacche al latte e il “Kikor”, un liquore al cioccolato, ha scoperto l’America e fatto scoprire negli States un po’ di Livorno.
A fondare la distilleria erano stati Gaetano Tuoni, padre di Enrico, scomparso dieci anni fa, e il cognato Giorgio Canepa. La storia della famiglia assomiglia ad un romanzo d’appendice: avevano sposato due sorelle e i loro cognati erano proprietari della distilleria di via Marco Mastacchi, ma quando dal regime fascista vennero emanate le “leggi razziali”, i due, appartenenti alla Comunità Ebraica, preferirono abbandonare la loro patria pur di non sottostare alle umilianti condizioni imposte dal fascismo.
Prima di partire, conoscendone le notevoli doti, essi vendettero la distilleria ai loro cognati e così facendo ne evitarono la liquidazione a prezzi da esproprio.
Ma dagli alambicchi fecero uscire due prodotti eccezionali. Il successo divenne internazionale e, tramite i cognati emigrati negli Stati Uniti, questi due liquori, soprattutto il cognacche al latte, divennero popolari in ognuno degli States quasi come il pop corn prima di essere venduti ad una multinazionale che ha continuato a produrli.
Enrico in tutto questo ha avuto un ruolo importante anche se il suo primo impiego professionale è stata l’agenzia di spedizioni che portava il suo nome. Accanto sempre la moglie, le due figlie Virginia e Maria Grazia e una famiglia che negli anni si era allargata con i generi Filippo e l’arbitro Luca Banti, fino ai due nipoti Enrico e Giulia. «Erano la sua passione», raccontano i familiari a cui ieri sono arrivate le condoglianze del mondo imprenditoriale e dello sport.
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