Gioco
Non basta essere i primi della classe
Il presidente Rossi è stato in prima fila per convincere i colleghi delle altre regioni nel chiedere un provvedimento urgente: basta stipendi di presidenti, assessori e consiglieri diversi da regione a regione, taglio del numero dei consiglieri, riduzione dei contributi ai gruppi consiliari. Ma molto altro è necessario
Crozza ne ha presentati tre modelli: quello da una rivolta e via, quello per le rivolte più lunghe e infine il modello junior, per i più piccini. Lui fa il comico e può permettersi di agitare in tv l’idea di una piazza che prende i forconi contro i politici. Ma in verità non va lontano dal cogliere ciò che passa nella pancia del Paese. Lo scandalo della Regione Lazio, quell’uso dei soldi pubblici come un bancomat con cui i consiglieri si pagavano feste in costume, vacanze, cene a base di ostriche, e qualcuno case, sta producendo uno sdegno collettivo forse senza precedenti in un’Italia già nauseata dai casi Lombardia, Lusi etc etc etc, e sta progressivamente portandosi via, come una slavina che non fa distinzioni, anche quel po’ di buono che pure c’è. Anche perché la grande spartizione laziale è stata voluta e gestita da un centrodestra sbracato e senza freni, ma il centrosinistra non si è tirato indietro dal prendere quei soldi, pur facendone un uso migliore, più legato alla politica. Giorno dopo giorno poi da molte altre regioni arrivano notizie di scandali e di inchieste giudiziarie.
Così, se la prima repubblica finì sotto i colpi della magistratura che scoperchiava il vaso delle tangenti, questa sembra finire molto più banalmente travolta dalla mancanza di ideali e dall’ingordigia di una buona parte di ceto dirigente che ha scambiato l’attività politica per un ascensore sociale verso alti stipendi, benefit, privilegi, ottenuti grazie a una designazione. E oggi, vittima di una presunzione e di un’arroganza diffusa, fatica a cogliere la violenza delle reazioni. Il rischio è che buoni e cattivi – perché non tutte le regioni si sono comportate allo stesso modo – facciano la stessa fine. Schiacciati dall’indignazione collettiva. Dicevamo che non tutti sono uguali. Le classifiche uscite in questi giorni mettono la Toscana tra quelle più virtuose. In questi due anni e mezzo di governo il presidente Enrico Rossi ha fatto della sobrietà la parola d’ordine: così si sono ridotte le spese, cominciando dal rinunciare alle auto blu e scegliendo i viaggi in seconda classe, tagliati gli enti, ridotti i gettoni di presenza, abbattute le spese di rappresentanza. E anche il consiglio regionale ha ridotto il suo costo complessivo di qualche milione di euro. Ma il rischio slavina è evidente. E il presidente Rossi è stato in prima fila nei giorni scorsi per convincere i colleghi delle altre regioni nel chiedere al governo Monti un provvedimento urgente che metta le mani nel caos del federalismo e livelli il sistema. Ovvero, basta stipendi di presidenti, assessori e consiglieri diversi da regione a regione, taglio del numero dei consiglieri, riduzione dei contributi ai gruppi consiliari, pubblicizzazione delle spese.
Con lo stipendio del presidente toscano (poco meno di 7mila euro, contro i 10-12 e più di altri) come parametro di riferimento. Insomma, meglio tardi che mai, mentre il sistema politico viaggia sull’orlo del precipizio e a primavera avrebbe/dovrebbe riprendere in mano le sorti del Paese dopo l’esperienza del premier tecnico, le Regioni tutte insieme capiscono che serve un argine alle spese allegre e sconsiderate. Perché il castello delle istituzioni mediane, fino a ieri ritenute complessivamente migliori dello stato centrale, non precipiti. Ma, diciamoci la verità, molto altro è necessario: la riduzione dei parlamentari e dei compensi; la legge sui partiti prevista dalla Costituzione e mai applicata; la revisione vera se non l’abolizione dei contributi elettorali; le verifiche esterne. Restiamo però qui, alla Toscana. Per osservare che la consapevolezza di essere i primi della classe rischia di non far vedere a molti che quanto fatto fin qui è importante ma non più sufficiente. Il presidente del consiglio regionale toscano Alberto Monaci e l’assessore Riccardo Nencini, che è anche segretario del Psi, in questi giorni hanno ampiamente rivendicato la significativa riduzione dei costi già operata dalla Toscana. L’abbiamo detto e lo ripetiamo: siamo felici che dal grande spappolamento del sistema delle regioni, la nostra ne sia rimasta fuori. È la dimostrazione di una serietà diffusa.
Ma restano vizi strutturali, che dipingono anche qui la politica come un treno su cui salire per cambiare le proprie sorti piuttosto che come un servizio. Un treno sul quale si sale attraverso la via della designazione fatta da partiti che sono sempre più piccoli gruppetti, e grazie a una legge elettorale - il Porcellum che abbiamo inaugurato proprio in Toscana – che taglia fuori i cittadini (le primarie per i consiglieri che fa solo il Pd non cambiano molto). Com’è giustificabile infatti che un consigliere regionale guadagni da 5.500 a 7.000 euro netti? Perché alcuni addirittura più del presidente della Regione? E perché il doppio o il triplo di sindaci di comuni piccoli e grandi che si trovano ogni giorno in trincea? E perché il vitalizio ai consiglieri regionali (sarà abolito sì ma solo dalla prossima legislatura)? Ebbene, mentre la giunta regionale si appresta a varare una nuova dolorosa stangata per non smantellare lo stato sociale, il consiglio regionale deve prendere in mano il tema dei troppi soldi alla politica, anche se sono molto meno che nel resto d’Italia, e della totale trasparenza dei resoconti.
Ragionando dunque di riduzione degli stipendi (qualcuno di loro l’ha già proposto) a un rapporto più saggio rispetto alla media delle retribuzioni dei toscani (23mila euro a contribuente); dando totale pubblicità ai rimborsi spese dei gruppi consiliari e di quelli istituzionali, mettendo on line scontrini, ricevute, giustificativi vari. E tagliando il personale di supporto che appare ancora troppo consistente. Infine, giunta e consiglio insieme intervengano su una struttura dirigenziale della regione Toscana che è superiore alla media nazionale. Oggi essere i più virtuosi non basta più. Occorrono segnali di rinuncia a retribuzioni e benefit e una trasparenza senza precedenti, se si vuol sperare di tenere in vita l’idea che può esserci una politica fatta al servizio degli altri.
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