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«La Livornomania può aiutare la città»
Ex calciatori e appassionati di calcio applaudono l’idea degli ultras e criticano quelli che hanno tirato in ballo la crisi
LIVORNO. Chiamatela pure Livornomania. È esplosa in questa fine estate che si è improvvisamente colorata d'amaranto. Il blitz degli ultras, che nella notte tra martedì e mercoledì hanno tappezzato la città di cartelli, bandiere striscioni, continua a far discutere. E la comunità degli sportivi, composta da ex calciatori, dirigenti e tifosi organizzati e non promuove l'iniziativa dei ragazzi della Curva nord.
David Balleri una istituzione del calcio livornese. Ha indossato la maglia del Livorno dal 2002 al 2008 ed ora guida gli Allievi nazionali amaranto: «Quando ho visto le bandiere e gli striscioni mi sono emozionato. Qui la gente è molto attaccata alla squadra e l'ha dimostrato. Se le varie componenti riescono a compattarsi, i tifosi possono essere il dodicesimo uomo in campo». Anche Fabrizio Boccafogli è un illustre ex (al Livorno dal 1992 al 1998 e fino all'anno scorso in qualità di preparatore dei portieri) e affronta la questione non solo sul piano calcistico: «L'iniziativa è meravigliosa. Fa piacere vedere il legame tra tifosi e squadra. So che ci sono state delle critiche, ma non le condivido. Il Livorno appartiene alla città e in un momento di crisi economica il calcio può portare un pizzico di partecipazione e ottimismo con cui affrontare questo periodo molto delicato. Non possiamo, né dobbiamo chiuderci in casa e flagellarci se, per esempio la benzina costa due euro al litro. Il prezzo non cala se non ci occupiamo di calcio. Almeno fosse così facile».
Corrado Nastasio, è una gloria amaranto degli anni Sessanta. Adesso con gli amici del club che porta il suo nome non si perde una partita del Livorno. Che sia in casa o in trasferta. E commenta: «Hanno fatto bene, perché c'era bisogno di una scossa. Adesso Spinelli non ha più l'alibi della tifoseria fredda e poco presente. Le critiche? Non le condivido. Invece di dissentire in maniera sterile bisognerebbe partecipare. Sempre». Anche Emiliano Fanelli è un tifoso doc e la sua analisi è quasi sociologica: «Il fatto stesso che questa operazione abbia aperto un dibattito in città con tanto di pro e contro, è positivo. Però certe critiche sono ingenerose e forse anche da non livornesi. Tutti sappiamo che stiamo vivendo un'epoca durissima. Eppure una cosa frivola come il calcio può portare aggregazione, identità, orgoglio. L'attaccamento alla maglia è quello alle proprie radici».
Paolo Venturi, presidente del Centro Coordinamento Club usa parole che arrivano dritte al cuore: «Avevamo proprio bisogno di colore e calore. La tifoseria amaranto sta invecchiando e una ventata d'aria fresca ci voleva». Venturi risponde anche a chi ha criticato l'operazione LivornoAmaranto: «Capisco che ci sono problemi più seri del calcio. C'è chi non ha lavoro. Però il calcio può regalare, anche a queste persone, un spicchio di soddisfazione. Se il Livorno vince non risolve i miei guai. Quelli li avevo ieri, ce li ho oggi e li avrò anche domani. Ma se la mia squadra va bene affronto le disavventure con uno spirito leggermente diverso. Trovo ingenerose certe critiche. Il pallone e tutte le passioni sane portano un pizzico di poesia nella vita delle persone e non c'è proprio nulla di male». Pino Burroni è un dirigente che si occupa di calcio. E' il presidente provinciale dell'Associazione allenatori e apprezza il gesto dei tifosi: «Immagino la carica ricevuta da allenatore e squadra. E' stata una iniziativa da apprezzare. Le critiche? Lasciamole stare. Sono altri, su scala nazionale che dovrebbero darci conto della crisi e dare l'esempio. I tifosi del Livorno sono stati esemplari. Non ha nessun senso demonizzarli». L'attore e comico Consalvo Noberini è un attento osservatore degli usi e costumi livornesi e spende parole di elogio per i tifosi amaranto: «Quando ho visto la città imbandierata mi è sembrato di tornare indietro nel tempo. Ho visto un unico colore, ho letto frasi che sono un inno all'unità. Un'operazione simpatica e pulita, molto carina, nessun simbolo di partito. Adesso spero siano tolte le tristi cancellate fuori dallo stadio e vedrete che l'Armando Picchi tornerà a ribollire di tifo». Infine lo sportivo Maurizio Poggianti. La sua disamina è serena: "Serviva una sferzata. Chi ha criticato sbandierando l'argomento della crisi, per me è fuori strada. Che cosa c'entra la recessione con l'iniziativa dei tifosi? Sono due cose completamente diverse. Se bastasse andare o non andare allo stadio per uscire dalla crisi la vita sarebbe molto facile. Pure troppo".
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