Il Tirreno

Livorno

Mercato, ora si studia il piano B

L’Interporto chiede tempo: possibile trasferimento in un’area provvisoria. «L’attività non sarà interrotta»

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LIVORNO. I tempi per realizzare un nuovo mercato ortofrutticolo all’Interporto si allungano: mercoledì mattina i rappresentanti del Comune, del Vespucci e del consorzio agroalimentare labronico (che gestisce gli storici piazzali di via Sgarallino) faranno un sopralluogo a Guasticce per capire se, in attesa della nuova struttura da 3 milioni di euro progettata da tempo, è possibile spostare i banchi di frutta e verdura in un’area già attrezzata, scongiurando stop delle attività. In ogni caso produttori, grossisti e facchini dovranno convivere almeno fino al prossimo anno con il cantiere aperto nel mercato per costruire case popolari, come previsto dal protocollo di intesa firmato a maggio.

È questo, in sostanza, l’esito della riunione che ieri ha visto seduti intorno al tavolo i nuovi vertici dell’Interporto e i rappresentanti dell’amministrazione comunale. Una riunione convocata dopo che, lunedì, gli operatori del mercato hanno bloccato le ruspe incaricate di demolire le strutture dove saranno realizzati 64 alloggi: 18 popolari, 24 a canone concordato, 36 di edilizia agevolata. «A costruirli – ripete il vicesindaco Bruno Picchi, che cura i piani di recupero – sarà Casalp sulla base di un bando regionale del 2008 che ha destinato a Livorno 3milioni e 900mila euro per costruire case popolari. Per non perdere i finanziamenti il cantiere deve essere aperto a settembre». I lavori dovrebbero durare dai 24 ai 30 mesi.

«Dal punto di vista urbanistico – puntualizza Picchi – della trasformazione dell’area (prima col bando, poi con la variante abitare sociale di Fiorentina che prevede la realizzazione di altri alloggi) si parla almeno dal ’98 e ogni passaggio è stato concordato con tutti i soggetti interessati».

Nel mercato lavorano 200 operatori, senza considerare l’indotto. Hanno accettato di sopportare i disagi per qualche mese, in attesa della realizzazione della nuova area all’Interporto. «Nell’ultimo contratto di affitto – ricorda l’assessore al commercio Paola Bernardo – è stato per questo previsto un abbattimento del canone del 30 per cento». Ammonta a circa 20mila euro l’anno.

«Il Comune – chiosa – non è in condizione di realizzare nuove strutture e questo il consorzio lo ha sempre saputo. Negli ultimi anni abbiamo lavorato passo passo con gli operatori, anche se oggi qualcuno ha la memoria corta (la stoccata sembra tutta politica, ndr). All’inizio abbiamo individuato un terreno pubblico su cui i privati avrebbero dovuto attrezzare il mercato, ma non avevano le risorse. Dopo vari passaggi è nata l’idea Guasticce, dove è stato progettato un polo di rilevanza interprovinciale: Comune e Provincia hanno aiutato gli operatori a intercettare finanziamenti regionali in modo da abbassare i costi complessivi e quindi il futuro affitto».

Il punto è che, come sottolineato nel corso della protesta di lunedì, di soldi per partire a Guasticce non se ne vedono. E di certezze sui tempi, anche ieri, non ne ha date nessuno. Così i grossisti temono una infinita (e difficilissima) convivenza con le ruspe e il naufragio del progetto.

Per quello la Regione si è detta disposta (ma deve formalizzare) a metterci 500mila euro nel 2013: l’Interporto è in condizione di partire? «Da parte dei vertici dell’Interporto – riferisce Picchi insieme al sindaco Alessandro Cosimi, rientrato in Comune in tarda mattinata dopo un viaggio a Roma – non è in discussione il valore del progetto: hanno però chiesto tempo per ulteriori verifiche finanziarie». «Questo non significa – sottolinea Cosimi – che l’Interporto si tira indietro e che lasciamo tutto a bagnomaria». Mercoledì ci sarà un sopralluogo a Guasticce per individuare aree provvisorie, provviste di celle frigorifero, dove spostare i banchi. Nel pomeriggio è previsto un faccia a faccia con tutti i firmatari del protocollo di intesa: dalla Camera di commercio alle associazioni di categoria. «Nessuno – chiudono i vertici del Comune – ha intenzione di mettere in difficoltà 200 famiglie e l’attività non sarà interrotta». (j.g.)

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