Il Tirreno

Livorno

dati choc sulla spesa dei livornesi

Il videopoker ci costa più dell’Imu 297 milioni per la “tassa sull’illusione”

di Mauro Zucchelli
Il videopoker ci costa più dell’Imu 297 milioni per la “tassa sull’illusione”

LIVORNO. Per quanto odiata possa essere, l'Imu al confronto è una giacchettata: slot e videopoker ci portano via una montagna di soldi ogni anno: 297 milioni di euro nell'arco dei dodici mesi del...

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LIVORNO. Per quanto odiata possa essere, l'Imu al confronto è una giacchettata: slot e videopoker ci portano via una montagna di soldi ogni anno: 297 milioni di euro nell'arco dei dodici mesi del 2011. Erano stati 225 milioni l'anno precedente: dunque, con un balzo del 32,4%. Una impennata senza precedenti, nel cuore d'una crisi economica che falcidia buste paga e pensioni: nessun altro fenomeno sociale ha avuto un boom simile nell'ultimo anno. Per avere un'idea: stiamo parlando di 905 euro a testa, ma solo se mettiamo nel conto bebè e bisnonni. I dati ufficiali Agicos parlano chiaro: lo standard arriva ai 1.500 euro all'anno per ciascun adulto, inclusi tutti quelli che non hanno mai messo piede davanti alla macchinetta mangia-soldi. E questo vuol dire che il vasto arcipelago dei giocatori abituali vedono sparire dal portafogli un fiume di quattrini: nell'ordine degli 8-10mila euro all'anno, se va bene.

L’urbanistica delle slot. Del resto, al pari del "compro oro", la distribuzione di videopoker e slot machine è l'unico fenomeno socio-economico in evidente crescita negli ultimi anni: certo, non è una esclusiva della nostra città ma la moltiplicazione delle sale gioco – così come degli sportelli delle varie sigle di scommesse – balza ormai agli occhi.

Io, gioco-dipendente. «Quando sei lì e perdi, non ce la fai a staccarti perché pensi che alla mano dopo puoi vincere»: sono le parole di Piero, in una intervista-confessione Tirreno: lui è un livornese inghiottito dal vortice dell'attaccamento al gioco. In quel caso non nel segno delle slot bensì del Bingo, ma l'ingranaggio è il medesimo: «La spirale ti prende così: speri di sistemare tutto con la vincita che arriverà. Ma i debiti crescono all'inverosimile. I debiti ti fanno programmare di spendere, per risolvere tutti i tuoi problemi». Tradotto: se vinco «tappo i buchi che ho fatto», devo farcela. «È come un cortocircuito, e intanto la voragine aumenta e si inghiotte tutto».

La “tassa sulla speranza”. Ma, al di là del meccanismo psicologico, dev'essrci anche una dinamica sociale: una "tassa sulla speranza". Lo rivela un aspetto: tendono a concentrarsi non tanto nelle zone-bene quanto semmai nei rioni popolari, là dove semmai con i salari sempre meno in grado di reggere il ritmo del caro-vita già è difficile far quadrare i bilanci familiari senza appesantirli con il macigno della spesa-choc per videopoker e slot.

E' come se la persona in affanno perché sente il rischio di precipitare nel gorgo della povertà, non sentisse altri appigli: inutile pensare a rivendicazioni collettive o istanze sociali, non resta che aggrapparsi a quella che un tempo era la schedina del Totocalcio e ora è diventata una divinità dalle mille facce e dalle mille tentazioni: scommesse sportive, lotto, gratta e vinci, bingo, superEnalotto e via elencando. Fino all'ultima (doppia) frontiera: da un lato, i gratta e vinci che, come montepremi, ti promettono di risolverti l'enigma della vita (un bel pacchetto da 100-200mila euro adesso più un vitalizio pingue per farti campare bene senza far nulla; dall'altro, i poker on-line, che nel rapporto solitario fra persona e computer nel chiuso di casa sarà la medicina per una infinità di solitudini che però presto esploderà in una domanda di quattrini facili extra. Da arraffare dove capita e come capita.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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