Gioco
Guerra alla febbre da slot tremano bar e sale gioco
I gestori: «Non saranno i 500 metri off limits a bloccare i giocatori compulsivi» La macchinetta può essere una droga, parlano i volontari della San Benedetto
LIVORNO. Il giro di vite sui videopoker fa tremare baristi e sale giochi: le slot machine sono ormai diffuse in molte caffetterie e tabaccherie della città ed è praticamente impossibile trovarne una lontana più di 500 metri da uno dei luoghi considerati tabù dalla nuova bozza. Un po’ per la conformazione della nostra come di altre città, un po’ perché difficilmente un bar o una sala giochi resistono alla tentazione di stare lontano da centri di aggregazione, e quindi dai potenziali clienti. Basta fare un giro in città per rendersene conto.
«La normativa? Un'assurdità», afferma Domenico Ursano, proprietario del bar La Plaza in piazza Venti Settembre: «Non credo possa andare in porto con queste limitazioni. Non esiste slot machine a Livorno che non sia a 500 da metri da una scuola o da un luogo di culto. Cosa dovremmo fare, liberarcene tutti?».
Nella stessa piazza del bar di Ursano c'è la chiesa di San Benedetto, una sala giochi e un altro bar, anch'esso provvisto di videopoker. «Non rinuncerò alle mie slot machine», dichiara sicuro Massimo Vernace, proprietario del bar che sorge di fronte a quello di Ursano. «Le entrate delle giocate rappresentano quasi il 40% dell'incasso del mio bar. Io con quei soldi ci pago l'affitto e le bollette, sarebbe una follia».
È arrabbiato e confuso Vernace: «Lo Stato sa che guadagni ruotano attorno alle slot machine e giustificare una normativa del genere con la scusa di voler diminuire il fenomeno dei giocatori compulsivi è una sciocchezza. Se una persona vuole giocare di certo non saranno 500 metri a fermarla e poi – afferma – proibiscono le macchinette nei bar, ma fanno sorgere fuori città immensi complessi dedicati esclusivamente al gioco dove non ci si accorgene nemmeno se è giorno o se è notte. Fatti apposta per spingerti a non smettere di giocare».
Dello stesso parere è anche Harry Cambi, proprietario del Bimbo's club in via della Bassata, a meno di 200 metri dal liceo Enriques. La sua sala da biliardo, aperta dal 1990, dal 2000 è anche fornita di alcune slot machine. Proprio in questi giorni Cambi sta ampliando la sua struttura con una sala dedicata ai video poker. «Non capisco come una legge come questa possa limitare il gioco compulsivo. Nel mio locale che è vicino a una scuola da anni – segnala – non abbiamo mai avuto problemi. I minori qui non possono giocare.In momenti di crisi una norma del genere non può che causare danni ai piccoli commercianti per l'ennesima volta rinchiusi in regole assurde: non è così che si combatte contro il gioco compulsivo».
Bar e sale gioco sono infuriati ma c’è anche l’altra faccia della medaglia: la dipendenza da gioco è problema reale. È una patologia che colpisce tutte le età e le categorie sociali, anche se la maggior parte dei dipendenti da gioco sembrano essere gli anziani. Ciò che spesso non vediamo è come quella voglia di sfidare la sorte, possa diventare una pericolosa abitudine. Una “droga”, esattamente come l'alcol o l'eroina, capace di spingere nel baratro numerose famiglie. L'associazione San Benedetto da anni si occupa di ogni sorta di dipendenze a Livorno e , da quest'anno, ha anche ottenuto una convenzione con l'Asl riguardo a quella da gioco d'azzardo.
«Abbiamo visto il fenomeno crescere in maniera disarmante», spiega Stefano Carboni, responsabile del progetto. «L'attenzione da parte della società adesso è più alta ma c'è ancora molta ignoranza e le normative di certo non sono chiare e non aiutano». Carboni ha un'idea precisa riguardo al decreto che potrebbe entrare in vigore: «Di certo è una normativa positiva – sostiene – ma non basta. Per prevenire la dipendenza da gioco d'azzardo serve più informazione e meno ipocrisia. Se un giocatore è dipendente non saranno 500 metri a fermarlo, senza contare che ormai c'è internet e si può scommettere e giocare ovunque. Senza contare chesiamo bombardati da messaggi di lotterie e scommesse. Serve più attenzione e delle campagne di prevenzione e informazioni reali e effettive».
C’è anche dell’altro. Carboni tiene a ricordare come il gioco d'azzardo non sia ancora inserito nei Lea (Livelli essenziali di assistenza sanitaria), nonostante la dipendenza sia effettivamente riconosciuta come una patologia. «La Regione Toscana – avverte – si è sempre dimostrata sensibile riguardo a questo tema, ma manca una volontà del governo nazionale che serve al più presto».
In attesa di scoprire il destino della normativa, chiunque abbia bisogno di aiuto o di informazioni riguardo alla dipendenza da gioco può rivolgersi all'associazione San Benedetto al numero 0586 888101.
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