Il Tirreno

Livorno

Animali allo stremo, fermate i cacciatori

di Rino Bucci
Animali allo stremo, fermate i cacciatori

L’oasi di Bolgheri non è più un paradiso per gli uccelli: gli ambientalisti chiedono lo stop alla preapertura della stagione

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BOLGHERI. L'oasi è asciutta, la siccità è arrivata fino al cuore del regno del silenzio, dentro un paradiso che si trova a una manciata di metri dalla costa e a un tiro di schioppo dai cipressi alti e schietti celebrati dal Carducci.

Siamo a Bolgheri. L'area verde è tra la vecchia Aurelia e il mare; nata nel 1959 per volontà del marchese Mario Incisa della Rocchetta si estende su 518 ettari ed è tappezzata di boschi, oliveti e vigneti. E' il rifugio ideale di fischioni, anatre lombardelle e granaiole, germani reali, alzavole, codoni, mestoloni e canapiglie. La stazione prediletta per gli uccelli pronti alle migrazioni africane.

Ma oggi i 350 ettari di boschi e stagni non sono più un paradiso. Nell’estate della grande sete,delle alte temperature e del fuoco, di una mancanza di piogge che ha prosciugato i fiumi, seccato terreni e spogliato olmi e salici centenari restituendo alla vista le vecchie radici, anche qui si soffre, eccome. Gli animali faticano a fermarsi in luoghi che hanno sempre prediletto per sicurezza e riparo. E Paolo Politi, prima tredici anni di Italsider e poi la svolta della vita con venti da responsabile delle oasi Wwf di Bolgheri e degli Orti Bottagone, è molto preoccupato: «Guardi, non ci stiamo inventando proprio niente. Basta girare da queste parti, aver voglia di tuffarsi nella natura per capire. Insomma, non si parli di riflessioni di parte perché il grande allarme per quanto sta accadendo è suffragato da autorevoli relazioni tecniche. L'ultima è stata firmata dall'Ispra e mi pare piuttosto importante».

E in questo angolo di Toscana la fotografia dell’istituto statale trova facile conferma. «Vede qui a Bolgheri gli specchi d'acqua sono stati prosciugati dal sole - spiega sconsolato Politi - e ormai è rimasto solo quel misero stagnetto dove alcuni uccelli acquatici, stremati dal caldo e affamati si fermano a riposare».

A preoccupare l’uomo delle riserve non è però solo la siccità. «Passerà», dicono infatti i contadini guardando al cielo. Diventa, invece, un pericolo l'appuntamento che tutti gli ambientalisti vorrebbero cancellare: la preapertura della caccia. Secondo la legge nazionale 157 del 1992, in attesa dell'apertura ufficiale della stagione - che sarà il 16 settembre - si sarebbe dovuto sparare per due giorni nel prossimo weekend. Poi, l'assessore regionale all'agricoltura Gianni Salvadori, pressato da ambientalisti e cacciatori, ha formalizzato ieri la decisione di restringere la preapertura a una sola giornata. E il divieto di mirare agli uccelli acquatici. Ma per Politi non basta. Ne è convinto. «In queste condizioni di estrema emergenza sarà comunque un massacro. Mi chiedo e chiedo a tutti: come si fa a non considerare un documento tecnico come quello presentato dall'Ispra con le misure che propone?».

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