Gioco
Rossi fa il tifo per Pisa guai se Livorno fa autogol
Il vicepresidente della Provincia Bonsignori: «Ma di fronte alla legge dello Stato le sue affermazioni equivalgono a quelle di un signor Rossi qualsiasi»
LIVORNO. Il Gioco del Ponte che, inutile dirlo, si trasforma nel Gioco del Ponce. E, già che ci siamo, i combattenti sul Ponte di Mezzo che, nel pieno dello sforzo, gridano: "Boia dé, che fatia! E ci vole un ponce der Civili". L'aeroporto pisano che non è più intitolato a Galileo Galilei bensì a Igor Protti. Lo speaker della Barontini che urla concitato dell'"Ovosodo che supera l'Antignano", solo che non siamo sotto il Voltone ma sull'Arno. Figurarsi se al segnale stradale di Orciano non veniva tolto "Pisano" per sostituirlo con "Livornese".
Tutti flash che rimbalzano su Facebook in queste settimane: rinfocolati adesso dall’uscita del governatore Rossi alla festa Pd di Siena in cui è andato in rotta di collisione con la normativa nazionale e si è speso per Pisa capoluogo della provincia della Costa (anche se l’ultimo censimento Istat dice che ha poco più della metà degli abitanti di Livorno) e per Siena come guida della Toscana meridionale benché Arezzo abbia quasi il doppio dei residenti e Grosseto comunque ne abbia anch’essa di più.
Sì, il governatore è di Buti (Pisa) ma è una vecchia volpe della politica: al tempo stesso si smarca dal premier Monti e intanto dà una sberla a Livorno (così come sull’Ikea)...
Intanto la sortita di Rossi torna a far discutere su Facebook anche i politici. Come l’assessore (fiorentino) Mauro Grassi, che nel Comune di Livorno è titolare delle deleghe-chiave all’urbanistica e all’ambiente. Sia nei post sul sito del Tirreno che sul proprio profilo Facebook rileva che «questa riforma delle Province sta entrando davvero nella "farsa"». Eppure – afferma – «poteva (può ancora) essere una cosa importante: per eliminare sprechi e duplicazioni (ma poi alla fine non si tratta di miliardi come dicono quelli che se ne intendono poco!) ma più che altro per semplificare i "percorsi" amministrativi delle decisioni (e questo è decisivo in questa fase dello sviluppo!). Ed invece tutto diventa battaglia di campanili». Con una aggravante in più: «Ora ci si mette anche il presidente Rossi a "far casino"! Sceglie con piglio imperatoriale (con chi ne ha discusso?) chi sarà il capoluogo delle nuove Province vaste dando a Siena e Pisa il bollino rosso imperiale (anche se la legge nazionale, pessima peraltro, ma legge dice cose diverse!)». Controproposta: «Pensate a come sarebbe il sistema senza province con una Regione riorganizzata e resa più efficiente e meno burocratica e con 50 comuni in Toscana».
L’ex vicesindaco (e ex Idv) Cristiano Toncelli torna alla carica: «Siete sicuri che l'uscita di Rossi sia estemporanea? A me sembra una cosa preparata, oltre che un messaggio politico al Consiglio delle Autonomie Locali il cui presidente è, guarda caso, il sindaco di Pisa». La vede come «una cosa preparata già da tempo, almeno dall’8 agosto, e vorrebbe capire cosa intendono fare Lucca, Massa e altre città «per vedere se Livorno è già isolata».
Una sferzata arriva anche da Adriano Tramonti, consigliere comunale Pd: Rossi dovrebbe »cominciare a discutere con chi l’ha sostenuto e eletto», dice affermando di essersi «stufato» delle sue sparate sui giornali.
Bonsignori (vicepresidente Provincia): la legge dice altro. Solo «opinioni e desideri personali»: così Fausto Bonsignori, vicepresidente della Provincia, bolla le affermazioni del presidente della Regione. Molto importanti sì, ma «per fortuna, di fronte a leggi dello Stato il presidente Rossi è un signor Rossi qualsiasi (con tutto il rispetto per i tantissimi signori Rossi)».
Lamberti (Confronto): alt al commissariamento della città. L’ex sindaco dice che sbaglia mira chi vede solo tifo campanilistico nelle parole di Rossi: è «un politico di grande lucidità, rigore e correttezza». Semmai c’è da capire qual è il «peso della nostra città nelle politiche regionali» (e non «per scaricare altrove responsabilità o rimetterci a litigare tra di noi, uno sport assai in voga da queste parti, ma per capire dove si è sbagliato e cosa bisogna correggere»). Lamberti invita a non perdersi in contese da azzeccagarbugli sui commi di legge o sul numero degli abitanti, meglio ricordare – lo fa Lamberti – che «ha il più grande porto della regione» e, caso raro, «non coincide con il capoluogo regionale». Il modo migliore per tutelare le legittime aspirazioni di Livorno, allora, qual è? «Innanzitutto uscire una volta per tutte la una logica di commissariamento politico ed amministrativo della città». Vedi alla voce porto, dice l’esponente di Confronto, che insiste a chiedere che la questione sia affronatata in consiglio comunale.
Amadio (Pdl): Rossi attacca e Cosimi non fa nulla. «Ssemplicemente vergognosa e irricevibile». Questo è il giudizio di Marcella Amadio (Pdl) sulla proposta del presidente della Regione (che «dovrebbe utilizzare dei criteri obiettivi e non pensare agli orticelli suoi»). Però la consigliera del centrodestra mette nel mirino soprattutto il sindaco («che evidentemente soggiace alle logiche del Pd»). «La colpa di tutto questo disastro? È del Pd livornese che come al solito si dimostra inefficace, inutile e dannoso». Amadio – che striglia «la coppia Rossi-Cosimi» ricordando che «c'è una legge ben precisa, che definisce come capoluogo la città con il più alto numero di abitanti e quindi Livorno» – chiede al sindaco di «svegliarsi dal suo torpore e convocare urgentemente un consiglio comunale straordinario».
Romano (Idv): quante fregature in nome della pace nel Pd. Per il numero uno dei dipietristi livornesi è «ovvio» che il «pisano Rossi» si schierasse con Pisa nella disputa sul capoluogo della nuoiva provincia e dunque le «dichiarazioni pseudo-arrabbiate» del sindaco Cosimi «mi hanno fatto amaramente sorridere». Romano coglie la palla al balzo per tornare all’attacco con uno dei suoi cavalli di battaglia; da anni – afferma – l’Idv dice che «quasi tutto il Pd livornese, sindaco compreso, è stato finora troppo schiacciato tra la volontà del presidente della Regione pisano, il protagonismo del fiorentino Matteo Renzi e il segretario regionale del Pd, il piombinese Manciulli, la cui area di riferimento da tempo si muove con una strategia tutta sua rispetto a Livorno». L’esponente Idv mette in fila una serie di episodi: 1) «l'accordo Rossi-Matteoli su Gallanti, subìto dal Comune di Livorno che gli preferiva Piccini»; 2) «lo scandalo del mega-inceneritore a Livorno mentre Pisa vuol chiudere il forno di Ospedaletto e lanciare il distretto del riciclo»; 3) «il lotto zero sacrificato sempre sull'altare dell'inciucio con Matteoli»; 4) «i servizi ospedalieri risucchiati da Livorno verso Cisanello». L’Idv – ribadisce Romano – insiste «per l'abolizione delle Province salvaguardando lavoratori e servizi, anziché pasticciare con gli accorpamenti, tuttavia questa vicenda di Livorno o Pisa capoluogo dà comunque il segno ulteriore di una politica finora troppo remissiva rispetto alla difesa degli interessi di questo territorio e di questa comunità». Romano rimarca « gli accenni di Cosimi a possibili rovinosi "accordi" anche su questa vicenda» e teme possano essere il preludio ad ennesime fregature ai danni della nostra città, in nome della "pax" interna al Pd e delle carriere politiche dei propri rappresentanti».
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