«Ho sentito un ruggito a Colognole»
Il racconto di una pensionata su quello che potrebbe essere un animale feroce nei boschi tra Livorno e Collesalvetti
LIVORNO. Prima le orme fotografate e segnalate dal pastore Gabriele Sangiorgi nei boschi sotto al radar a Valle Benedetta. Ora il ruggito sentito nitidamente dalla pensionata Roberta Grossi nella valle sotto a Colognole in una sera di luglio. Un elemento in più in un territorio da cui spariscono capre e vengono ritrovati brandelli strappati di ovino come se fossero stati sbranati da un grosso animale, forse un felino non esattamente nativo della zona.
«Ero a rilassarmi sul terrazzo di casa mia - racconta la donna - C’era pace, come al solito e io mi godevo il fresco della sera. Il silenzio era come sempre totale. Da queste parti si sente solo il rumore della natura, tranne qualche sporadica auto che passa di notte». Roberta Grossi abita in una villetta con un ampio terreno intorno che sfocia in una valle fatta di boschi su colline imponenti e gole piuttosto profonde al confine tra il comune di Livorno e quello di Collesalvetti. Un’isola di verde e natura in cui la pensionata vive da tempo insieme al marito, Giancarlo Pagni, che sta al suo fianco durante il racconto di quella notte così tranquilla, ma divenuta improvvisamente un incubo. «È stato tremendo - riprende la donna - perché è stato come se da nulla giungesse un rumore di una belva impazzita. Di versi di animali me ne intendo, perché ne sento tutte le sere da anni ormai. Quel ruggito non me lo dimenticherò mai, perché è stato completamente diverso da tutto quel che avevo sentito fino a quel momento». Un brusco “risveglio” dalla quiete che ha contagiato tutta la vallata. «Intorno ci sono tante case isolate e ognuna di queste ha un cane - dice ancora - ma tutti abbaiavano come impazziti. Se ci ripenso mi vengono ancora i brividi. È durato pochi attimi, ma mi sembra ancora di averlo nelle orecchie».
Zona di caccia, da Colognole a Limoncino, passando per Valle Benedetta, dove Gabriele Santoni non è stato contattato ancora dalle autorità per approfondire le sue segnalazioni. Alla Fattoria dei Barbi, il bar di Limoncino, invece, l’argomento ha trovato terreno fertile tra i cacciatori presenti a frescheggiare e a giocare a carte davanti all’ingresso del locale. «Non si può escludere niente di questi tempi - diceva un uomo sui 60 anni - perché in tanti hanno animali strani in casa e a volte scappano». E un altro con la camicia aperta e pancia pronunciata: «Ce ne sono eccome. Dieci anni fa ho visto con i miei occhi una tigre chiusa nel recinto di una villa a Nugola».
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